Bum Baby Bum

17 Marzo Mar 2016 1728 17 marzo 2016

Per chi non ha paura di essere libero.

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Ladura realtà dei giornalisti free lance…a parte la panzana che ci raccontiamo tutti da anni, quasi da decine di anni. E cioè che siamo liberi, indipendenti etc etc …La verità è che in questo paese pochi sono in galera come i giornalisti “giovani”. Ci sono ancora i vecchi orsi, quelli che hanno scritto con i loro contratti d’oro e che continueranno ancora a scrivere, pensione o non pensione, con collaborazioni, meglio dette consulenze, anche lì pagate come almeno dieci dei nostri articoli normali. E sapete cosa? Continueranno per sempre! Non la smetteranno mai, scriveranno fino a quando la penna non gli cadrà dalle dita. E può anche starmi bene. Ci sta. Anche io, se la vita me lo concederà e riuscirò a non perdere la passione e l’amore per il foglio bianco da riempire, anche io mi immagino vetusta e contornata di fiori e cani e incenso profumato, intenta a scrivere qualche barlume di storia che mi farà battere il cuore. La scrittura ti permette di resistere fino alla fine. Camilleri docet. Però. C’è un però. E questo però è quello che la scrittura deve renderti libero, perché così e solo così puoi essere felice e dare qualcosa agli altri. E per essere libero devi essere puro, superiore alle piccolezze della vita. Alle invidie. Ai: quello si e io no. Devi essere altruista per fare bene le cose. Tutte! E se non ci riesci vuol dire che non sei all’altezza. Se questo dono di saper mettere bene in fila le lettere e dargli un significato come si deve non ti ha reso una persona piacevole,se il vedere qualcuno che si affaccia alla professione, nonostante tu abbia una certa, non ti faccia felice ma anzi ti fa rodere il c… allora ok. Ti meriti la guerra. E fate i maestri! Per una volta! Facciamolo tutti quando possiamo! Insegniamo uno straccio di qualcosa che sappiamo fare a qualcuno più giovane di noi che è affamato di capire e imparare e fare. Che è affamato di vita. È bello questo mestiere, talmente tanto che fa montare un ego senza fine. È bello questo mestiere perché è schizofrenico. Perché se mentre scrivi rinunci: a un posto fisso, a una tranquillità economica, a una vita serena, alla legittimazione da passione a lavoro…beh. Prendi. Tanto. E tanta bellezza. E magari mangi pane e cipolle ma nel frattempo vivi delle esperienze bellissime, incontri persone meravigliose (anche tanti dementi per carità) e impari. Impari nonostante. E godi. Godi nonostante. L’altra sera, previa approvazione tramite gridolini di mio figlio Leone che adora le paillettes, per andare a una serata super chic organizzata da Prada per presentare in negozio la nuova collezione, ho indossato finalmente un vestitino di Mango molto glamour che avevo comprato un paio di mesi fa. Diciamolo: ho spaccato! Certo, manco a dirlo tutte le biondissime e ricchissime invitate avevano, come minimo, ai piedi almeno un pezzo Prada. E se vogliamo dirla tutta nell’armadio ce l’ho anche io un vestito di P comprato per un evento molto importante per la mia famiglia. Me lo aveva preso il mio papà “perché mia figlia voglio che sia bellissima”…pochi signori sono signori come mio padre! Ma non l’ho messo l’altra sera. No no. Ho indossato quello che più sentivo nelle mie corde, quello che più sentivo affine a me. Penserete: cosa c’entra questo con tutta la manfrina sopra…c’entra perché ha a che fare con l’autodeterminazione. Con la scelta sempre di essere ciò che si è. Con il fatto che a furia di farsi le ossa e non avere maestri che ti insegnino qualcosa alla fine diventi tu il tuo maestro. E sbagli un sacco. E ti fai forte, di tutto. E insomma, a volte scrivo capra e cavoli ma lo scrivo benino. O comunque come piace a me. E ne sono orgogliosa. Anche se orfana. Se avessi avuto un maestro in questo mestiere ne avrei onorato la saggezza. Ne avrei portato avanti la maestria. Ogni mia virgola sarebbe stata un omaggio a lui. Non è stato così. A mia volta, però, un giorno, vorrei esserlo. E sentirmi orgogliosa per questo. Per certo, non spaventata.