Bum Baby Bum

8 Giugno Giu 2016 2240 08 giugno 2016

Save a prayer. Semantica di una duraniana.

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Sapevo che sarebbe successo. Lo sapevo anche quel giorno a San Siro dove, con la mia amica Laura e Fulvia e pure sua madre Pilli andammo a vederli. Ci portò Bobo. Mio zio. Era un tipo taciturno, Bobo. Sembrava poco empatico. Sembrava. Stentava a salutarti a volte, e altre ti prendeva alla sprovvista e ti realizzava un sogno. Con me lo fece. Ci caricò sulla sua macchina di allora, non ricordo cosa fosse, ricordo solo che rombava veloce e felice verso Milano. Ecco, ieri sera mentre ero di nuovo sotto il palco dei Duran Duran, a distanza di non so quanti anni, ma tanti e non li voglio quantificare con precisione, l’ho pensato tanto. E so che gli sarebbe piaciuto, tantissimo. Come gli piaceva tantissimo Skin Trade. L’avevano suonata a San Remo e lui l’aveva videoregistrata. Li ho fatti impazzire tutti con quella canzone, guardavo e riguardavo il video. Alla fine credo che lo avesse conquistato. Ieri sera, a Roma, all’Ippodromo delle Capannelle, non l’hanno suonata Skin Trade ma sono stati bravi, molto bravi. Questa volta non ho avuto bisogno di Bobo e del permesso dei miei, questa volta ho preso il mio Freccia Rossa e sono partita. A festeggiare un pizzico di libertà in più del dopo Leone, a festeggiare il mio compleanno, a festeggiare un amore. Vero! Perché le emozioni che provi da ragazzina, da poco più che bambina, sono una parte talmente vera di te, così profonda e radicata, così pura che non bisogna mai rinnegarle. Quelle palpitazioni, quei sogni…ecco sognare. Che bellezza. Tutta la vita era un sogno, era un coltivarlo, con intensità e struggimento e gioie e forza. Quanto l’ho amato John Taylor. Ieri lo guardavo suonare e un po’ mi dispiaceva di non amarlo più. In fondo lui ha incarnato in pieno i miei gusti in fatto di maschi. Alto, magro, moro, sorriso splendido, capelli lunghi, dinoccolato, bello. Mio marito, insomma. Eppure ieri non era mio. Non era più il mio sogno. E c’era del pudore nel guardarlo, nell’apprezzarlo, nel godermi quelle canzoni. C’era la testa. C’era che hanno suonato veramente bene, che hanno cavalcato questi anni da dio, c’era che Simon ha imparato a cantare bene e che l’estetica è super figa. E che mi sono scatenata a ballare con la mia amica Fede (che mi ha fatto questo regalo) perché lo show è un grande show. Non era più il mio sogno ma non avrei sopportato che mi deludesse. Non avrei tollerato di sentire tutta quella lontananza da quella Francesca fragile, come fragili e delicati sono gli adolescenti, e innamorata che pendeva dalle labbra delle sue fotografie, da quella Francesca che ascoltava Arena fino allo sfinimento, che in un viaggio studio in Inghilterra aveva trovato il coraggio di andare a Londra sotto casa sua e strappargli un abbraccio e una foto. Quella Francesca che ha imparato a sognare e combattere anche contro l’impossibile, anche contro l’evidenza a volte, che ha imparato a tirare giù muri e creare portoni anche grazie a quell’amore lì. Anche grazie a quel John Taylor che non avrebbe avuto mai. E credo che forse è anche a quella follia che non mi sono mai accontentata di un amore qualunque, che mi sono presa il mio di amore vero e me lo sono sposato. E poi sono arrivati i bis. E Save a prayer. E le palme, il rosa e il synth. E al posto degli accendini le light dei cellulari. E meno male che ho avuto la lungimiranza di filmarne un minuto e 53 secondi per mandarli con W Upp a Laura che tra la scuola e i tre bimbi non ce l’ha potuta fare a venire… perché oggi, di ritorno a Torino sempre sul mia Freccia Rossa, non faccio che ascoltarli, questi pochi secondi, e li sto sentendo talmente di pancia che queste parole escono da sole. Fluide. Sincere. Commosse. Avrei voluto provare a intervistarli, ma in qualche modo mi sono trattenuta e non l’ho fatto. Perché con i Duran io resto quella piccolina lì, e mi sembra pure giusto che sia così. Chissà. In questo momento sto attraversando la Toscana, e le colline sono bellissime e la musica che mi accompagna è la musica dell’anima, almeno di una parte della mia anima. E il viaggio, verso qualcosa, qualcuno, è sempre un passaggio di vita così intenso che mi tocca il cuore. E sono stata brava a farlo. A tuffarmi. A tornare per rientrare, per sentire ancora meglio chi sono e cosa sono diventata. E questa volta, il sogno, è cosa diventerò. Till the morning after.