Bum Baby Bum

29 Luglio Lug 2016 1707 29 luglio 2016

EVVIVA LE DONNE! Ma lo zucchero è finito.

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Evviva le donne! Adesso più che mai. Evviva le donne che da sempre ci provano, che si sono fatte ammazzare di botte e che sono cadute mille volte. Per avere il loro diritto, inespugnabile, di esistere. Evviva le donne! Quelle che vincono e quelle che perdono. Evviva quelle che lavorano e quelle che stanno a casa. Quelle che si sposano e quelle che stanno da sole. Quelle eleganti e quelle straccione. Evviva le donne che rischiano, che si mettono in discussione, che credono in un ideale e che poi lo smontano. Evviva le donne che combattono le loro guerre: contro il cancro, la malapolitica, i salari più bassi degli uomini, la cellulite (per averla o non averla, è lo stesso), i conti da far tornare, l’amore che delude, i figli ( per averli o no, è lo stesso), contro le madri etc etc. Ma non tutte le guerre vanno bene e lo sa anche lei, la regina del momento. Hillary. Intendiamoci, questo è un post indeciso. Perché è evidente che io sia felice che molto probabilmente il prossimo “capo del mondo” sarà una donna. Esattamente come tutti, o quasi, 8 anni fa eravamo entusiasti che finalmente ci sarebbe stato un presidente nero. Fu meraviglioso. Fu una festa globale. Ci alzò a tutti lo stato vitale, perfino il Nobel per la pace ante qualsiasi cosa gli dettero, sapendo benissimo che molto difficilmente un presidente USA avrebbe potuto essere un pacifista. E infatti non lo fu. Non lo sarà neppure lei, non lo è mai stata. Ma non è questa la questione che mi attanaglia. Non è questa, quanto la difficoltà, nonostante il mio essere donna, di gioire come allora mi fu così facile gioire. Non basta più. Semplicemente. Nonostante il bello e toccante discorso di Michelle e la consapevolezza che sia una grande, immensa, fondamentale conquista di genere, questo non basta. In 8 anni dall’Obama day questo mondo è talmente precipitato in una devastazione economica e politica e di diritto, soprattutto, che questa “buona notizia” è cosa da poco. E non credo basti. Che peccato. Avrebbe potuto essere immensamente più bello. Avrebbe potuto essere un momento prezioso e carico di significato forte e inscalfibile ma troppi diritti sono stati calpestati e troppa paura si è diffusa per rendere dolce e appagante una notizia come questa. È finito lo zucchero. Insomma. Eppure mi auguro, con tutta la forza possibile del mio cuore che qualcosa cambierà. Che questo possa essere un segno. Che nel caso vincesse davvero la responsabilità della storia la senta, la veda, la interpreti. A nome di tutte. Tutte noi che, chi più chi meno, abbiamo sognato di poter fare qualcosa di meglio. E di più.

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