Bum Baby Bum

10 Aprile Apr 2017 1731 10 aprile 2017

NON GIUDICARE LA MADRE FUORI DI TE

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È sempre lì pronto a essere puntato. Peggio di uno sputo in un occhio, tremendo come un kamikaze, inutile come ogni male. Il ditino puntato del pregiudizio. Da esso nascono le peggiori persecuzioni, gli odi più atroci e le spaccature più insanabili. È la stupidità a generarlo. E anche l’ignoranza. Ma la cosa peggiore è che non nasce dagli stupidi il pregiudizio. Nasce da noi. Dal nostro lato oscuro. Nasce dalla nostra paura di essere inadeguati alla vita, di esse incapaci di fare da bravi ciò per cui siamo chiamati: gli esseri umani. Gli inventori dei maggiori pregiudizi non erano persone stupide, erano e sono ignoranti d’anima sensibile, sono insoddisfatti nel profondo, sono quelli che non hanno superato i compagni di scuola che li prendevano in giro, sono quelli che coltivano in qualche modo l’odio dentro. Ci sentiamo o vi sentite esclusi? MALE! perché tutti, in qualsiasi momento possiamo coltivare il pregiudizio. Perché tutti, prima o poi, anzi, quotidianamente, dobbiamo fare i conti con la nostra paura e la nostra insoddisfazione. Io, qui, oggi, con fatica, voglio buttare giù due righe che spero prima di tutto aiutino me a vedere bene in faccia la mia potenzialità di giudicare. Me stessa, gli altri. queste due righe riguardano le donne. E non solo le mamme. Perché sono le donne ad essere tanto dure quanto spietate con se stesse e di conseguenza anche con le altre. Siamo noi le nemiche. Vero? Siamo noi che non riusciamo a perdonarci un cm di cellulite, un attacco di fame, un amore finito, una ruga in più, un obiettivo non raggiunto. Siamo noi a scrutarci continuamente in uno specchio sfalsato. E quando esplode in maniera deflagrante questa tendenza?? Quando sei mamma! Prima ti metti in croce perché non resti incinta, ma di questo non vorrei parlare perché è troppo lungo, una cosa a parte, una per volta. Parliamo di quanto ti e ti mettono in croce quando stai cercando di allevare un figlio. Se poi cerchi di farlo e contemporaneamente fai anche un pensierino a te stessa, a cosa vuoi per te, alle tue ambizioni felicità etc, beh allora sei veramente da buttare! Sei una madre egoista ed egocentrica, sbilanciata su di te che sicuramente creerà turbe insanabili in tuo figlio e il vostro rapporto ne risulterà sbilanciato e chi più ne ha più ne metta. Non voglio scrivere manuali di sopravvivenza né alla maternità né all’infanzia, non credo che lo farò a meno che non mi paghino profumatamente per farlo manon penso succederà. Quindi, non insegno né consiglio nulla a nessuno. Porto un paio di esempi. L’altro giorno vado nell’ospedale dove ho frequentato il corso preparto, l’ostetrica che lo teneva (faccio un inciso non ha figli) ha manifestato da subito il suo ditino virtuale con me, forse sarà colpa mia che mi espongo sempre e senza falsi atteggiamenti e se dico voglio essere una donna libera non voglio dire che non voglio amare nessuno o legarmi a mio figlio ma semplicemente che difendo la mia libertà di gestione della vita. Fila? Scusate se elimino la punteggiatura ma lo affermo tutto d’un fiato. Quindi la incrocio e lei subito “e Leone dov’è?” “all’asilo” dico. Silenzio e sorrisino. “Beh certo” dice “una come te poteva solo mandare suo figlio all’asilo”. Ora. Una come me come? Una donna normale che mada suo figlio all’asilo a un anno e mezzo? Una come me come? Che lavora per vivere? Oppure, peggio. Una come me come? Che lotta per un lavoro che ama? Vado oltre. Forse me la prendo troppo, forse tutta questa violenza che ci vedo è un problema mio. Potrebbe essere, anzi in parte è sicuramente così. Vado a prendere un aperitivo con un paio di care amiche. Molto care. Sorelle. Quindi, quello che verrà fuori è sicuramente il frutto di un pensiero benevolo e non malevolo, ma mi sono girati tanto lo stesso, ok? Dunque, bla bla si parla di questo e quello e si cade nel mio ruolo materno. Per altro su tre una non è neanche mamma quindi si sarà scassata pure un bel po’. Insomma parliamo di Natascia che è la meravigliosa tata di Leone, e anche un po’ la nostra. È una donna meravigliosa, intelligente, gentile, responsabile. E non potrebbe che essere così visto che è la donna che ho scelto per il mio bambino. È colei che ci permette di essere una famiglia serena anche quando non siamo uniti. Leone la ama profondamente. Un paio di settimane fa sono andata a prenderlo all’asilo ed era molto abbacchiato, infatti, aveva la febbre alta. Quando siamo arrivati a casa lui le si è stretto al collo e voleva farsi coccolare da lei. “Noj sei gelosa?” mi chiede l’amica numero uno. Già sento che la domanda non mi piace. E comunque, no. O meglio si. Magari un attimo lo sono stata. Ma sono anche una persona razionale, meglio, sono funzionale sulle cose che riguardano Leone. Ho scelto di farmi aiutare perché so di essere una persona anzi una madre che può essere carente. Sappia telo, lo siamo e lo siete tutte. In un modo o nell’altro perché non possiamo essere perfette e onniscienti. E allora, laddove non ci posso essere ci sarà qualcun altro, migliore di me. ma no, non sono gelosa, sono sua madre. Sono tantissimo sua madre. Sono dalla sua parte. Lui è dalla mia parte. faccio un passo indietro se devo, se posso, se voglio. Lo faccio in autonomia, in libertà. In onestà. Mi sono sentita dire che sto scappando, che ne soffrirò o che ne soffrirà lui. che mi pentirò. Non so. Forse sarà vero, forse no. Sto cercando di essere brava e di fare le cose per bene. Sto cercando di migliorare per il mio bambino e per me stessa. Sto cercando di diventare ogni giorno di più una brava persona. E spero di riuscire a trasmettergliela questa cosa. Faccio degli errori. E ne fanno gli altri. non giudichiamoci, donne. Non facciamolo. Semmai perdoniamoci, e aiutiamoci. Il mondo è un posto di merda per i bambini. E noi, in qualunque modo, stiamo cercando di essere delle brave madri. Fanculo il pregiudizio.

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