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17 Gennaio Gen 2013 0302 17 gennaio 2013

Warm Bodies: andate al cinema e "riesumate" il libro

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Premessa: Adattare un romanzo per il grande schermo non è mai semplice. Ogni lettore si crea una sua storia personale nella propria mente, immagina i dettagli, i volti, le situazioni, aggiunge esperienze e pensieri per colmare gli eventuali vuoti...E' uno degli aspetti più meravigliosi dell'atto di leggere, ma non facilita di sicuro il lavoro degli sceneggiatori che devono conciliare le esigenze cinematografiche alle aspettative di chi ha apprezzato il testo originale.
L'ideale, a mio parere, sarebbe quello di rimanere fedeli quanto più possibile allo spirito del romanzo. Non è obbligatorio tradurre alla perfezione le parole in immagini, ma è essenziale preservarne intatta l'anima.
Ho ritenuto fare questa premessa per spiegare perché, anche se il risultato è piacevole, il film Warm Bodies mi ha delusa.
Ho letto recentemente il romanzo d'esordio di Isaac Marion e, pur essendo un po' prevenuta sulla trama, pagina dopo pagina sono rimasta conquistata dall'originalità e dal modo semplice e sensibile di trattare tematiche anche complesse e importanti.
Warm Bodies ha come protagonista un giovane zombie, R., che non si ricorda la sua vita prima di morire: tutto quello che sa è che non è ancora in avanzato stato di decomposizione, come altri suoi simili, e forse era disoccupato. R. vive in un aeroporto, utilizzando un 747 come rifugio personale, e dove custodisce gli oggetti del passato che recupera appena può. La vita di R. cambia radicalmente nel momento in cui si imbatte in alcuni giovani destinati a fare da pasto a lui e il suo gruppo di zombie in cerca di cibo. Dopo aver ucciso uno di loro, infatti, R. ne ingerisce un pezzo di cervello e gli scorrono nella mente i ricordi del passato della sua vittima ma, sopratutto, il legame che lo legava a Julie. R. sceglie di salvare la ragazza e portarla nel suo rifugio, risvegliando dentro di sé la voglia di vivere e dando vita a un cambiamento inarrestabile che coinvolgerà l'umanità intera.
Jonathan Levine ha colto bene l'importanza dell'amore e della speranza, l'umorismo cinico e la rappresentazione non troppo cruenta create dallo scrittore. Il film, anche grazie alle buone interpretazioni di Nicholas Hoult e Teresa Palmer (che fisicamente ricorda un po' Kristen Stewart in Into the wild), raggiunge un buon livello senza però entusiasmare. Un paio di sequenze, come l'introduzione in aeroporto o i luminosi ricordi e sogni di un mondo che non esiste più, sono realizzate molto bene e visivamente ottengono l'impatto desiderato...il problema è che la storia d'amore alla Romeo e Giulietta (con tanto di replica della celebre scena del balcone) sminuisce di molto il valore di quanto scritto da Isaac Marion.
E' innegabile che siano l'amore, la speranza, e la voglia di avvicinarsi all'altro a mettere in moto la trasformazione fulcro della storia, ma la mancanza degli altri strati narrativi appiattisce inevitabilmente il significato finale.
Del romanzo si sente la mancanza dei personaggi secondari qui privi dello spessore che li rendevano così interessanti, del dialogo mentale che si instaura tra R. e Perry, della rappresentazione inedita degli zombie come società a sé stante dotata di una quotidianità in cui non mancano tentativi di credere in una fede personale, stabilire legami e persino provare a formare famiglie, dell'immagine di un'umanità che si limita a sopravvivere e scivola in alcuni casi (Perry e e il generale Grigio, nel film figura quasi del tutto stravolta) in una non vita più tragica di quella dei loro nemici...Il romanzo Warm Bodies è senza dubbio una storia d'amore atipica e romantica, ma è anche un monito e una critica rivolta a una società che sta perdendo di vista i valori essenziali e chiudendosi nei confronti delle diversità. Forse un esempio più efficace di Romeo e Giulietta sarebbe quello di un La Bella e la Bestia ambientato in un contesto apocalittico. Risulta, inoltre, inspiegabile la scelta di modificare l'aspetto esteriore di R., che nel libro è vestito in modo elegante come simbolo di un possibile lavoro e di un certo livello di cultura, in un giovane probabilmente studente o disoccupato. Il contrasto tra lo stato in cui vive il protagonista e il suo aspetto ricercato era un elemento ironico e giustificava, in parte, anche l'interiorità così profonda e complessa di R.. Un elemento che è andato perduto, nonostante la scrittura di Marion sembri, leggendone l'opera, già perfetta per essere trasportata nei cinema.
C'è un po' di amarezza nel veder sprecata un'ottima occasione di offrire al pubblico un film di un certo spessore nonostante, come il romanzo, si rivolga a un target prevalentemente giovane. In quella volontà di comunicare anche attraverso la musica del passato, nel ricercare la bellezza persino in un suono e nei tanti dettagli c'era molto di più di quanto il regista Jonathan Levine e il suo cast siano riusciti a portare sul grande schermo. Isaac Marion ha esordito con un romanzo brillante in cui, forse anche inconsapevolmente, aveva saputo rappresentare i sentimenti contrastanti di una generazione che ha vissuto in prima persona i rapidi cambiamenti tecnologici, e non solo, importanti per lo sviluppo culturale e sociale, ma anche possibili cause di un'involuzione diffusasi in modo capillare in tanti aspetti della vita dei cittadini. Sarebbe interessante scoprire quanto, e in che modo, sia stato coinvolto l'autore durante la stesura della sceneggiatura.
Per questo motivo consiglierei a chiunque volesse vedere il film di andare nei cinema e, successivamente, di “riesumare” il romanzo (in Italia è edito da Fazi) per apprezzare al meglio questa storia così particolare di sentimenti e zombie.
Il film esce nelle sale il 7 febbraio distribuito da Lucky Red. Qui il trailer.

Consiglio musicale del giorno: The Pretty Reckless - Zombie. Associando alla musica la parola zombie mi viene in mente, subito dopo il brano cult dei Cranberries, questa canzone del gruppo, forse un po' sottovalutato, dell'attrice e cantante Taylor Momsen.

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