Camera oscura

2 Agosto Ago 2014 1545 02 agosto 2014

Caro Matteo, più fatti e meno hashtag

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«Andate in vacanza sereni», dice il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, rivolgendosi agli italiani. A parte l’ilarità derivante da quell’espressione che nel recente passato il segretario Pd ha indirizzato ad Enrico Letta, salvo per poi prenderne il posto in modo predatorio, gli andrebbe segnalato – per dovere di cronaca – che secondo Federalberghi quest’anno 30 milioni di suoi connazionali rimarranno a casa e nel 58% dei casi lo faranno per motivi economici. Malgrado ciò, nel corso della conferenza stampa di presentazione dello “Sblocca-Italia” il numero uno di Palazzo Chigi ha fatto l’ennesima giravolta. L’estensione della platea di beneficiari degli 80 euro, vero cavallo di battaglia per Renzi e il suo governo, rischia di rimanere una promessa. «Non sono in grado di garantirla», ha scandito l’ex sindaco di Firenze. Si tratta dell’ultimo scivolone in ordine di tempo del “premier ragazzino”, figura dotata di un ego importante – per non dire smisurato – che lo ha portato molto spesso a fare il passo più lungo della gamba. Era già successo con il cronoprogramma delle riforme, passato di punto in bianco da 100 giorni («una al mese», ipse dixit) a 1000 giorni, cioè dieci volte il tempo… In altri periodi storici, di fronte ad un primo ministro che fissa dei paletti e poi sposta continuamente in avanti l’asticella (arrivando addirittura ad affermare che se la crescita del Pil è «0,4 o 0,8 o 1,5% non cambia niente dal punto di vista della vita quotidiana delle persone», sic!), sarebbe successo altro: critiche feroci dalla stampa tutta, continue convocazioni al Colle, ripetute richieste di dimissioni… Ma, come hanno sapientemente scritto Tommaso Cerno e Marco Damilano su l’Espresso, «il renzismo è un anestetico di massa». Il che va bene fino ad un certo punto, perché dall’anestesia ad un certo punto ci si deve pur svegliare, altrimenti si muore. Renzi ha portato uno “scompiglio positivo” in una politica ingessata e per certi casi mummificata. Il suo desiderio di «rottamare» per ricostruire è lodevole, ma gli italiani non hanno bisogno dell’ennesimo bravo comunicatore che alle parole non fa seguire i fatti (ne abbiamo già avuti tanti, ce li facciamo bastare). “Matteo” è molto presente su Twitter, lancia hashtag che diventano tendenze, ma il mondo virtuale e quello reale sono due cose assai diverse. Il Paese si cambia in altro modo, non con gli slogan, i tweet o le slide. E neanche dicendo che di Tizio o Caio si può fare a meno nel momento in cui si viene criticati. Il “grido di dolore” lanciato pochi giorni fa da Carlo Cottarelli ancora rimbomba. «Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere risparmiate – ha scritto il commissario straordinario alla spending review sul suo blog – ammonta ora a 1,6 miliardi per il 2015. Così potete dimenticarvi il taglio delle tasse perché non ci saranno risorse». Cosa fa Renzi il giorno dopo dal palco della direzione del Partito democratico? Di fatto lo dimissiona dicendo che la revisione della spesa si farà con o senza Cottarelli, al quale nei prossimi mesi dovrebbe subentrare un fedelissimo del premier come Yoram Gutgeld.C’è infine un ultimo punto, a mio avviso non secondario nell’economia del momento: la candidatura del nostro ministro degli Esteri, Federica Mogherini, alla guida della Pesc (la politica estera europea). Se Mogherini dovesse andare a ricoprire questo ruolo (il fronte dei contrari è ampio), alla Farnesina approderebbe il quinto titolare diverso dal 2008 ad oggi. E siccome c’è una questione importante aperta da un lasso di tempo siderale, cioè quella dei due Marò detenuti in India, i rischi dell'ennesimo cambio al vertice sarebbero incalcolabili. Certo, Mogherini potrebbe avere maggiore libertà di azione in tal senso. Ma il condizionale è obbligatorio. Ecco perché a volte è meglio guardare prima in casa propria e poi in quella degli altri. Cercando di stare sereni. Ma non troppo.

Twitter: @GiorgioVelardi