Camera oscura

29 Agosto Ago 2014 1739 29 agosto 2014

Le parole sono importanti

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Diceva Nanni Moretti nel suo Palombella rossa (1989) che «le parole sono importanti». Una frase che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, sembra aver dimenticato. Dopo numerosi annunci, seguiti – in particolar modo – alla figuraccia fatta dal governo sulla cosiddetta “Quota 96”, nel Consiglio dei ministri di venerdì 29 agosto la «stupefacente» riforma della scuola non sarà trattata nemmeno nelle sue linee guida. «Troppa carne al fuoco», ha spiegato il presidente della Repubblica al premier nell’incontro di giovedì 28 al Quirinale. Molto probabilmente se ne riparlerà a settembre. Archiviata questa (ennesima) brutta pagina, resta da chiedersi fino a quando si potrà andare avanti così. Parlare, rimarcare, twittare per poi scoprire che non ci sono i soldi (alla fine il nodo è sempre quello) è un gioco al massacro perpetrato nei confronti di quelle categorie di soggetti – precari, esodati, cassintegrati, finiti in un limbo infernale non certo di loro spontanea volontà – che da questi provvedimenti dovrebbero trarre finalmente giovamento dopo anni di sofferenze. Il gioco, dice però il vecchio adagio, è bello quando dura poco: non si può far filtrare sui giornali che saranno assunte decine di migliaia di precari (senza comunque dargli un lavoro, una sorta di gioco delle tre carte) per guadagnare un titolo in più e poi rendersi conto che la coperta è corta. Ciò dimostra la presenza di un dilettantismo cronico e preoccupante. Inoltre bisognerebbe smetterla con gli studi, le analisi e quant’altro passando ai fatti. Praticamente dal giorno del suo insediamento il commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha puntato il faro sulle famigerate società partecipate, veri e propri buchi neri creati ad hoc dalla politica e diventati negli anni dei “poltronifici” per gli amici degli amici. Quando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dice che «risparmieremo su tutto», o nel momento in cui si ipotizza un «contributo di solidarietà» dalle pensioni superiori ai tremilacinquecento euro lordi, vuol dire che si continua a far finta di non vedere dove sta il problema. Certo, i risparmi derivanti dal taglio o dall’accorpamento delle partecipate non sono la panacea di tutti i mali. Ma arrivati ad un certo punto bisogna pure cominciare ad agire. Gli italiani, infatti, non capiscono più perché i provvedimenti che li riguardano vengono approvati di notte e il giorno dopo sono operativi, mentre quelli che toccano la politica (e affini) vengono rimandati sine die. Nel frattempo il Paese è per la prima volta in deflazione dal settembre 1959, ma allora l’economia era in crescita, mentre la disoccupazione continua a salire. Il bonus degli 80 euro – che secondo qualche improvvisato economista del Pd sarebbe servito per fare la spesa due settimane – non ha dato gli effetti sperati e non si sa se diventerà strutturale. Insomma: bisogna tirare una riga e decidere che, da oggi in poi, si annuncerà solo ciò che poi realmente si farà. Le parole sono importanti, è ora che “Matteo” inizi a capirlo. Prima che sia troppo tardi.

Twitter: @GiorgioVelardi