Camera oscura

13 Settembre Set 2014 2255 13 settembre 2014

Al centrodestra non rimane che salire sul Carroccio

  • ...
«Dal centrosud ci arrivano moltissime richieste di iscrizione alla Lega da parte di sindaci, consiglieri regionali, parlamentari. La mia scommessa è far nascere nel centrosud un nuovo soggetto politico amico della Lega. Lo lanceremo in autunno». Parlava così Matteo Salvini, segretario federale del Carroccio, a metà agosto, prospettando la formazione di una nuova creatura che a breve farà da veicolo per l’“esportazione” della Lega oltre i confini nordisti. Quello che una volta, quando alla guida c’era Umberto Bossi, era il partito della secessione e della supremazia nordista ora non lo è più. E questo, non si offendano gli esponenti e i militanti di Forza Italia ed Ncd, fa oggi della Lega il vero perno del centrodestra italiano. Certo, in termini di voti il partito di Silvio Berlusconi rimane al primo posto. Ma analizzando la situazione interna al fu Pdl è possibile notare come le cose procedano verso un lento declino. A San Lorenzo in Lucina le casse sono vuote, le “prime donne” sono divise fra chi vuole continuare a dialogare con Matteo Renzi (in primis Verdini e Romani) e chi, come Raffaele Fitto (autore di due post al vetriolo sul suo blog: leggi qui e qui), chiede un attacco frontale al premier e alla sua agenda. La crisi di identità è evidente. L’ex Cavaliere osserva tutto dall’alto, sa che ormai il suo percorso politico è terminato e ha deciso che è giunto il momento di tutelare le proprie aziende e i suoi figli. In più, a parte il cambio di nome – cambio per modo di dire, visto che si è tornati ad utilizzare quello scelto nel 1994 – le idee sono latitanti e le facce quelle di sempre (anche la “discesa in campo” di Marina non sarebbe una grande novità). Nel Nuovo centrodestra, nato dopo la scissione degli “alfaniani” lo scorso autunno e oggi seconda gamba del governo Renzi, le cose non vanno tanto meglio. Se il «nuovo» è rappresentato da chi era già in Parlamento quando ancora non era caduto il muro di Berlino allora, forse, dovremmo rivedere il significato dell’aggettivo… Al contrario, archiviati i vari Belsito, “il Trota” Renzo Bossi, i diamanti e le lauree in Albania, nel bene e nel male Salvini è riuscito (insieme a Roberto Maroni) a far tornare il Carroccio ai tempi belli ottenendo un discreto seguito anche al Sud. Iperpresenzialista in Tv, attivissimo sui social network e voglioso di dire la sua sempre e comunque, non senza gaffe e compromessi – qualche scheletro nell’armadio ce l’ha pure lui – oggi l’“altro Matteo” guida una forza che nei sondaggi è data vicina all’8% (alle Politiche del 2013 si era fermata al 4,2%). Stavolta oltre al classico tema della supremazia del Nord, sciorinato comunque in maniera più contenuta, gli argomenti cavalcati dai leghisti sono «l’Europa germanocentrica», l’uscita dall’euro («torniamo alla lira»), l’immigrazione («stop all’invasione»), la difesa della Patria («prima gli italiani»), le tasse («siamo pronti a prendere i bastoni»). E spesso – anche se non lo dicono per colpa di un innato perbenismo – gli italiani la pensano come il numero uno di via Bellerio. Se davvero il centrodestra si voterà alle primarie, come da anni promette salvo poi fare dietrofront, Salvini potrebbe vincere senza particolari problemi. Scelto anche da chi, fino a poco tempo fa, mai avrebbe pensato di professarsi un po’ leghista.

Twitter: @GiorgioVelardi