Camera oscura

24 Novembre Nov 2014 2141 24 novembre 2014

Un elemento secondario di nome democrazia

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Questa mattina, sul Corriere di Bologna, Francesco Rosano ha fatto notare il vertiginoso calo di votanti che ha colpito l’Emilia-Romagna nell’arco degli ultimi quarant’anni. Si è passati da un’affluenza del 96,6% (metà degli Anni ’70) al 37,7% di domenica 23 novembre. Meno 58,9%. Un dato preoccupante in una Regione storicamente “rossa” ma figlio dei tempi, se si considera il trend negativo delle ultime tornate elettorali (politiche ed europee in primis). Tanto che lo stesso vincitore, il renziano della seconda ora Stefano Bonaccini, ha ammesso che il voto è stato «molto negativo». Anche in Calabria le cose non sono andate tanto meglio, visto che alle urne si è recato solo il 44,07% degli aventi diritto. Eppure oggi, nel commentare questi risultati, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha definito l’astensionismo un «elemento secondario». Preoccupante, ma secondario. Lo trovo, francamente, un discorso semplicistico e a tratti banale. Perché quell’elemento secondario si chiama democrazia. Sono i cittadini che scelgono i propri rappresentanti nelle occasioni a loro disposizione. Le elezioni, appunto. Il problema però è un altro e l’ex sindaco di Firenze avrebbe fatto bene a ricordarlo nella sua analisi all’acqua di rose. E cioè che entrambe le Regioni sono state travolte dalle inchieste sulle cosiddette «spese pazze». In Emilia-Romagna sono 41 su un totale di 50 i consiglieri uscenti indagati; in Calabria c’era addirittura chi si faceva rimborsare i “Gratta e vinci” e il cambio dell’olio della macchina. Anche il M5s, in parte avulso da questo discorso – Andrea De Franceschi e Giovanni Favia, entrambi eletti in Emilia-Romagna nel 2010 e finiti nella lista dei 41, sono stati espulsi dal Movimento – non ha raccolto grandi risultati. Anche se Beppe Grillo ha esultato per il passaggio dalle 126 mila preferenze di quattro anni fa alle 159 mila di ieri («l’astensionismo non ci ha colpito»). È il segno che oggi la manifestazione dell’antipolitica e della protesta non è (già più) il voto dato ai grillini ma semplicemente il restarsene a casa. Far finta di non vedere questi episodi, derubricarli al “così fan tutti” è indice di scarsa intelligenza. In questi ultimi anni, e in particolar modo da quando è a Palazzo Chigi, Renzi si è dimostrato un politico scaltro il cui unico intento è stato quello di asfaltare tutto ciò che si frapponeva fra lui e il raggiungimento dell’obiettivo. Ha vinto più e meglio di altri che in passato si sono persi per strada, azzannati da quello stesso giaguaro che volevano smacchiare. Oggi come non mai, vista la scarsa considerazione degli italiani per la politica, si sente però il bisogno fondamentale di tornare a parlare della questione morale evocata da Enrico Berlinguer. Nell’intervista che rilasciò il 28 luglio 1981 ad Eugenio Scalfari su la Repubblica, l’allora segretario del Pci indidivuò nella degenerazione dei partiti l’origine dei malanni dell’Italia. Non sbagliava. Oggi siamo arrivati al redde rationem. Gli italiani chiedono un cambio di passo, una legge elettorale che non continui a trasformare minoranze in super maggioranze, accordi alla luce del sole. Onestà. Ascolto. Anche questi, per Renzi, sono forse elementi secondari?

Twitter: @GiorgioVelardi