Camera oscura

23 Marzo Mar 2015 1546 23 marzo 2015

Il fratello di Vanessa e quel “like” di troppo

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«Tutto falso», dice il fratello di Vanessa Marzullo, la volontaria rapita il 31 luglio 2014 in Siria insieme all’amica Greta Ramelli dagli jihadisti del “Fronte al Nusra” e liberata – non senza polemiche per il presunto pagamento di un riscatto – lo scorso 15 gennaio. Oggi il quotidiano la Repubblica pubblica un’intervista alla giovane. Nella quale quest’ultima ipotizza un possibile ritorno in Siria insieme a Greta. La famiglia però smentisce. Su Facebook, Mario Marzullo si scaglia contro Paolo Berizzi, l’inviato del giornale diretto da Ezio Mauro che ha firmato il pezzo, bollando quella dei cronisti come «la categoria dei lavoratori più vile e infame che ci sia!». Sua sorella, scrive in un messaggio poi stranamente rimosso poche ore dopo, «non ha fatto nessuna intervista, anzi è stata proprio rifiutata a quel giornalista che poi ha pubblicato l’articolo, quindi ciò che è stato scritto/detto non è affatto vero». La dovizia di particolari usata da Berizzi farebbe pensare il contrario. E infatti in rete circola un’altra versione: il colloquio tra i due c’è stato, ma Vanessa ha poi chiesto al giornalista di non pubblicarlo.

Ora: è superfluo stare qui a ricordare cosa sia e a cosa servano la stampa e l’informazione tutta. È inutile quindi cadere giù dal pero nel momento in cui, viste le reazioni a determinate dichiarazioni, si comprende che forse sarebbe stato meglio non averle proprio rilasciate. Ma c’è un aspetto ancora peggiore, per certi versi inquietante, che emerge dal post del fratello di Vanessa. Il commento di uno dei suoi amici che recita (testuale): «Scanniamolo sto cane!», poi corretto in un più “soft” «scanniamolo!». Prima di essere eliminato, il citato commento aveva totalizzato 5 “mi piace”, fra cui quello dello stesso Marzullo. Quindi, se ho capito bene, Berizzi andrebbe ucciso in modo barbaro per quello che ha fatto (cioè il suo lavoro di cronista) e scritto (cioè quello che Vanessa gli ha raccontato). Mi auguro, visto che parliamo di persone con un’elevata dose di altruismo e pacifismo, di non dover più leggere nelle medesime sedi frasi del genere. O, quantomeno, di non vederle avallate. Altrimenti è meglio riporre le bandiere della “Pace” nel cassetto. E lasciarcele per un bel po’.

Twitter: @GiorgioVelardi