Camera oscura

10 Aprile Apr 2015 2012 10 aprile 2015

Regolamentazione lobby, forse è “la volta buona”

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Ricordate cosa disse a dicembre 2013, proprio a Lettera43.it, Giuseppe Mazzei, presidente de “Il Chiostro”, l’associazione «per la trasparenza delle lobby» nata nel giugno del 2008? L’assenza di una regolamentazione dei cosiddetti “portatori di interessi” è una «volontà politica». Anche perché, aggiunse il giornalista e docente, «ci sono molti ex parlamentari che fanno attività di lobbying alla Camera e al Senato». Dopo anni di rinvii, complici anche gli ultimi episodi che hanno coinvolto dirigenti ministeriali e consiglieri parlamentari scoperti a tenere lezioni ai corsi per aspiranti lobbisti (ne ha parlato a febbraio ilfattoquotidiano.it) siamo forse arrivati ad un punto di svolta. “La volta buona”, per dirla col gergo renziano. Giovedì 9 aprile, infatti, la commissione Affari costituzionali del Senato ha adottato il disegno di legge proposto dagli ex 5 Stelle Luis Alberto Orellana e Lorenzo Battista come testo base per disciplinare il fenomeno.

La proposta di Orellana e Battista prevede, innanzitutto, l’istituzione di “Comitato per il monitoraggio della rappresentanza di interessi”, istituito presso il segretariato generale della presidenza del Consiglio e composto da 5 membri (che a loro volta eleggono un presidente). Questi ultimi, dice il testo, saranno «selezionati a seguito di una procedura improntata a criteri di trasparenza e che tenga conto del principio delle pari opportunità di genere, di particolare e comprovata qualificazione professionale, di notoria indipendenza e in possesso di documentata esperienza in materia, per un mandato della durata di quattro anni, rinnovabile una sola volta». Presso lo stesso comitato, nelle intenzioni dei due senatori, verrà istituito entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge il “Registro pubblico dei rappresentanti di interessi” (nella foto i dettagli di cos’è e di com’è articolato).

Per iscriversi al registro, i “rappresentanti di interessi” dovranno dimostrare di essere maggiorenni e – fra le altre cose – di non aver riportato condanne passate in giudicato per reati contro lo Stato, la pubblica amministrazione, il patrimonio e i pubblici uffici. Ma, soprattutto, dovranno firmare un “codice di condotta” che verrà «pubblicato sul sito internet del Comitato nell’ambito della sezione dedicata al Registro». Una volta conclusa la fase di registrazione, gli iscritti potranno «presentare ai decisori pubblici (cioè i parlamentari ma anche i membri del governo, ndr) proposte legislative, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi, memorie scritte, o qualsiasi altra documentazione relativa all’interesse rappresentato, debitamente sottoscritti dal rappresentante degli interessi, in modo che ne sia chiaramente imputabile la provenienza». A decorrere dall’anno successivo a quello dell’iscrizione nel Registro, entro il 28 febbraio di ogni anno il rappresentante degli interessi dovrà inviare telematicamente al Comitato una relazione concernente l’attività svolta nell’anno precedente (nella foto i dettagli del contenuto).

Tutti i soggetti possono iscriversi al registro? Nel loro disegno di legge Orellana e Battista pongono dei limiti. Sono infatti esclusi dall’elenco deputati, senatori e membri del governo, ma anche i soggetti titolari di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e i giornalisti (sia pubblicisti che professionisti). Coloro che violano il codice di condotta «sono puniti con la censura oppure la sospensione o, nei casi di particolare gravità, con la cancellazione dal Registro» (a quel punto non è possibile chiedere una nuova iscrizione). Chi invece svolge l’attività senza essere iscritto al registro stesso – conclude il provvedimento – «è punito con una sanzione pecuniaria da euro 20.000 a euro 200.000».

Twitter: @GiorgioVelardi