Camera oscura

7 Settembre Set 2015 2341 07 settembre 2015

Caro Esposito, i romani non devono pulire niente

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Ho letto, senza particolare stupore visti i precedenti (tipo il «Roma merda» declamato pochi giorni fa ai microfoni de La Zanzara su “Radio24”), le dichiarazioni odierne dell’assessore ai Trasporti del Comune di Roma, Stefano Esposito. Secondo cui, in vista del Giubileo straordinario che inizierà il prossimo 8 dicembre, i cittadini della Capitale dovrebbero dare una mano a pulire i mezzi dell’Atac. Il senatore del Partito democratico (Pd), intervenendo su Radio Cusano Campus, ha addirittura teorizzato il lancio di una vera e propria campagna dal nome aulico: “Volontari per il Giubileo”. Una comunicazione in perfetto stile renziano: del resto, la provenienza è quella. In un Paese normale, dove i servizi funzionano bene e i cittadini sono contenti di pagare le tasse perché sanno che andranno ad alimentare un sistema virtuoso, non ci sarebbe nulla di strano. Anzi.

Ma l’Italia non è quel Paese. Quindi no, caro Esposito: i romani, malgrado ciò che pensi tu («sono disponibili a darci una mano, li dobbiamo solo chiamare»), non devono assolutamente prendere in mano la ramazza. Non per pigrizia o indolenza, ma perché fra imposte e tariffe di abbonamenti e biglietti a tempo pagano già abbastanza per finanziare un’azienda che offre un servizio di quint’ordine, se non peggio, fatto di autobus, tram e metro perennemente in ritardo o fermi, scioperi “coatti” (520 dal 2009 al 2015, una media di 86 all’anno, uno ogni quattro giorni) e scandali a più non posso. Fattori che quotidianamente trasformano i viaggi degli sciagurati passeggeri in vere e proprie odissee. Atac, controllata al 100% dal Comune di Roma, ha debiti per 1,5 miliardi di euro: una voragine incolmabile, frutto di anni di sperperi (da destra a sinistra al centro) che l’hanno trasformata in quella che lo stesso Esposito, dal palco della festa del Fatto quotidiano, ha definito «il simbolo del sistema clientelare romano». Bastano pochi numeri per capirlo: 40% di veicoli fermi in deposito (tradotto: su 10 vetture ne partono soltanto 6), un aumento di guasti che fra giugno e luglio scorso ha fatto registare un +200%, 960 autisti che – stando ad un recente report sull’assenteismo elaborato dall’azienda stessa – ogni giorno non si presentano al lavoro, appena 300 controllori su un totale di 11.900 dipendenti di cui 84 dirigenti (non stupisce quindi che il 40% dei passeggeri non obliteri il biglietto).

La ciliegina sulla torta è rappresentata dall’annuncio, arrivato nei giorni scorsi, dell’impossibilità di licenziare i dirigenti ritenuti responsabili dello “sciopero bianco” che nei mesi scorsi ha messo in ginocchio la città perché non ci sono i soldi per pagargli le buonuscite («lo scioglimento dei loro contratti», Esposito dixit, «comporterebbe costi troppo elevati»). Potremmo continuare, ma sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. La proposta di Esposito, peraltro, arriva ad un anno e mezzo di distanza da quella, altrettanto fantasiosa, del suo predecessore: Guido Improta. Il quale, il 1° aprile 2014 in un’intervista a Repubblica, aveva dichiarato che per i cittadini “vittime” dei disagi di Atac sarebbero stati previsti «sconti sull’abbonamento successivo, rimborsi per inadempienze gravi e continuative, oltre a una serie di riduzioni nella fruizione di servizi nella città: concerti, musei, cinema». Aggiungendo pure che il 2014 sarebbe stato l’anno della svolta: «Regolarità, puntualità, pulizia, sicurezza, assistenza alla clientela». Mancavano solo ricchi premi e cotillon: una semplice dimenticanza. Vista la data di pubblicazione del colloquio con il quotidiano romano e risultati alla mano, però, evidentemente non era che un pesce d’aprile. Chapeau.

Twitter: @GiorgioVelardi