Camera oscura

24 Settembre Set 2015 1827 24 settembre 2015

Rambo meglio dei politici non dei talk show

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C'è sicuramente un fondo di verità su quanto ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, nel corso dell'ultima direzione del Partito democratico a proposito dei talk show. «Fanno meno share di Rambo», ha detto l'ex sindaco di Firenze. Tutto giusto: numeri alla mano, per due settimane consecutive, Ballarò (Rai3) e DiMartedì (La7) hanno totalizzato ascolti più bassi dei primi due film della famosa saga con protagonista Sylvester Stallone. Una crisi non nuova, del resto, visto che Lettera43 - così come altre testate - ne aveva parlato oltre un anno fa, analizzando le criticità e chiedendo ad alcuni esperti di comunicazione le soluzioni da adottare per raddrizzare la barra.

Ma Renzi, che pure i talk li frequenta (Porta a Porta, Quinta colonna, Virus...), dimentica - non si sa quanto involontariamente - che nei salotti televisivi siedono, nella maggior parte dei casi, i rappresentanti di una classe politica, nazionale e locale, totalmente screditata agli occhi dell'opinione pubblica. Persone che nel corso degli ultimi vent'anni hanno cambiato casacca decine di volte, di cui si fa fatica a ricordare una sola proposta di legge utile a migliorare la vita dei cittadini. Quello che non si scorda, invece, sono le parole in libertà pronunciate da lor signori e poi puntualmente smentite dai fatti. Per non parlare degli scandali: quasi uno al giorno. In tal senso, ha ragione il conduttore di Ballarò, Massimo Giannini, che martedì scorso ha replicato al premier in apertura di trasmissione: «In Italia è in crisi la rappresentanza. Pensare che sia solo un problema di talk show è come dire che un malato di febbre, al posto di curare la febbre, spezza il termometro». Sarebbe bastato capirlo guardando i dati sull'affluenza alle urne, che pure, Renzi dixit, sono un «fattore secondario» (sic!).

Il compito del giornalismo, è sempre bene ricordarlo, è quello di raccontare la realtà, fatta di cose positive (poche) e negative (tante). Anche se Renzi e qualche suo ministro - ricordate quando Marianna Madia non rispose alle domande di alcuni cronisti perché il loro non era «giornalismo di rinnovamento»? - vorrebbero che si parlasse solo delle 'fantasmagoriche' riforme del governo. Cronisti, insomma, trasformati in cani da riporto, non da guardia. A questo punto, per coerenza, il premier deve prometterci che non andrà più in nessuno dei talk show che affollano i palinsesti televisivi. Lo farà? Noi aspettiamo. Alla prossima puntata.

Twitter: @GiorgioVelardi