Candid camera

3 Dicembre Dic 2012 1102 03 dicembre 2012

La sconfitta di Renzi e il club della metafora

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Troppa rottamazione. Troppa contrapposizione entro il suo stesso campo e troppa collusione con il campo avversario. Troppa spocchia giovanilistica. Troppa polemica. Troppe oscillazioni tra assalto agli apparati e vittimismo. Le ragioni della sconfitta di Matteo Renzi alle primarie del Pd stanno in questo “troppo” che alla fine stroppia, mentre è risultato debole o assente, dal suo discorso politico, ogni riferimento alle ispirazioni fondative della sinistra, come la solidarietà, o più semplicemente l’empatia con le fasce più sfortunate o più vessate della popolazione, quelle che Mario Monti definisce, aristocraticamente, “le classi disagiate”.

Troppo marketing, infine, come quando, nel discorso finale di ammissione della sconfitta, Renzi contrappone al partito-ditta, al partito-struttura, le sue parole d’ordine “comunità, leggerezza, innovazione” e riassume le due visioni alternative come “partito-lago” contro “partito-mare”. Ma forse, più che un lago, il Pd era una montagna da scalare e ci volevano corde, ganci e piccozze, anziché festose barchette con le vele spiegate al vento del cambiamento.

E tuttavia, giustamente, bisognava provarci, ne valeva la pena, e adesso altri “under 40” proveranno a sfidare il vecchiume nei loro ambiti di attività. Il riassunto finale di Renzi è tutto nel solco della riscossa generazionale, tra un afflato papale e l’anima da boy-scout, con la nostalgia per le serate del comitato, tutti insieme a discutere fino a tardi, come nelle nottate estive dei lupetti, in tenda e sacco a pelo.

Non ce l’ha fatta Renzi con la sua leggerezza, ma probabilmente non ce la farà neppure Bersani con i suoi passerotti e i tacchini sul tetto. Perché l’Italia è ormai un groviglio pesantissimo, fatto di contraddizioni e di errori che non si sa come districare. A un certo punto, a risultati consolidati, in tv è comparso Massimo D’Alema, anche lui ormai socio del club della metafora. “La prova del budino - ha detto - è quando lo mangi”. Ma ormai, tutti ci chiediamo, col cucchiaio in mano, se il budino che ci viene offerto non sia per sempre avvelenato.

@eli_grandi

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