Candid camera

10 Dicembre Dic 2012 1752 10 dicembre 2012

I media siamo noi. O i media sono suoi?

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Lo staff berlusconiano al servizio della campagna elettorale del Cavaliere, deve aver compulsato con cura i dati contenuti nel Rapporto Censis 2012. Non solo quelli che parlano di impoverimento della popolazione con relativo dilagare di rabbia e disperazione tra tutti i ceti sociali penalizzati dalla crisi, ma soprattutto quelli che quantificano la diffusione dei media digitali e le nuove modalità di reperimento e di fruizione dell’informazione.

Confortati dall’insuperabile primato della tv, il cui pubblico praticamente coincide con la popolazione italiana (98,3%), i comunicatori di Berlusconi hanno però scoperto nel Rapporto molte altre cose interessanti. Come il fatto che oggi un quarto degli italiani collegati a Internet preferisce seguire i programmi sui siti web delle tv, oppure si costruisce un proprio palinsesto di informazione e intrattenimento andando a pescare su YouTube quel che gli interessa.

Altro dato significativo è il numero di utenti Internet, che equivale al 62,1% degli italiani, ma sale addirittura al 90,8% nelle fasce giovani, all’84,1% tra le persone più istruite, diplomate o laureate e al 74,4% dei residenti nelle grandi città.

Se i cellulari sono sempre al top (con una penetrazione dell’81,8%, ma con quasi 100 milioni di SIM attivate), gli smartphone sono cresciuti del 10% in un solo anno e sono concentrati per oltre la metà nelle mani di chi ha meno di 29 anni. Smartphone e tablet significano diffusione di app a non finire e abitudine a essere “always on” sui social network, Facebook e Twitter in testa.

La controprova di questa evoluzione in senso digitale viene dal de profundis che il Censis riserva alla carta stampata, registrando un forte calo dei lettori dei quotidiani, tra i quali latitano soprattutto, ancora i più giovani. La carta stampata perde colpi anche in termini pubblicitari, non solo per il calo egli investimenti, ma anche per il sorpasso di internet in termini di influenza sugli acquisti.

L’estrema personalizzazione e l’abitudine ormai acquisita a postare su internet contenuti privati, pensieri e immagini, inducono il Censis a parlare di “era biomediatica”, dove “i media siamo noi”, che ci portiamo appresso i nostri terminali attraverso cui condividere qualunque cosa in ogni momento, dovunque ci troviamo.

Chissà se tutto questo può delineare un elettorato assai diverso da quello di soli cinque anni fa, il 2008, quando si tennero le ultime consultazioni politiche. Una popolazione più evoluta, immersa nel digitale e sempre connessa, infatti, è anche più partecipativa, più critica e più smaliziata.

Sarà per rivolgersi a questi utenti-elettori potenziali che, tanto per cominciare, lo staff di Berlusconi ha messo in rete un sito dedicato agli ultimi nove anni di governo del Cavaliere (http://noveanni.governoberlusconi.it) e ha da poco creato un account twitter per fare campagna elettorale a colpi di tweet da 140 caratteri (tutte cose che tra l’altro dimostrano la premeditazione dell’esautoramento di Monti, con una mossa per nulla estemporanea).

Occorre sperare che il cosiddetto “popolo del Web” reagisca da par suo a questa offensiva propagandistica che userà tutti i media, senza risparmio e senza ritegno. E che un web-sberleffo, alla fine, lo seppellisca.

@eli_grandi

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