Candid camera

19 Dicembre Dic 2012 1505 19 dicembre 2012

Il Grande Venditore

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Un pugile suonato che torna sul ring con le gambe molli e i riflessi appannati. Un vecchio istrione coi capelli finti e la maschera di cerone che non resiste al richiamo del palcoscenico. Un ex-cantante melodico che riafferra il microfono con la voce ormai roca e stonata per riproporre il suo stanco repertorio. Un patetico clown del circo che non fa più ridere nessuno. Tutte le metafore spendibili per definire il ritorno di Berlusconi sono anch’esse consumate, trite e usurate come lui. Tranne una, che non è una metafora, ma da sempre la descrizione più autentica della sua personalità debordante: quella del venditore.

Quando deve ridare smalto alla propria immagine presso il suo pubblico elettivo (molto più vasto di quanto si pensi), la sua arma segreta è sempre la stessa, quella in cui si ritiene (e probabilmente è davvero) insuperabile: vendere la sua merce (cioè se stesso come leader politico) in una telepromozione smisurata, nel corso della quale incarna in modo strepitoso il manuale del perfetto imbonitore.

E’ fin troppo facile dare addosso ai giornalisti - come quelli presenti a Porta a Porta il 18 dicembre - che sembrano incapaci di incalzarlo di vere domande e di inchiodarlo alle sue responsabilità. L’impresa si dimostra improba, perché qualunque giornalista parte con l’idea di interloquire con un politico e si ritrova davanti un agente immobiliare invasato, pronto a utilizzare qualunque argomento per piazzarti la sua merce, che non per caso, in principio, si chiamava la Casa delle Libertà. Hai voglia a dire “il bagno mi sembra piccolo”, ti risponderà “ma niente affatto, ci si sta più che comodamente, guardi qui, è tutto a portata di mano…”. “Sì, ma il balcone è malconcio”, “E’ soltanto un’impressione, vedrà che con una mano di pittura ritorna come nuovo, anzi, le mando io un imbianchino di mia fiducia…”; “Le spese condominiali sono troppo alte”, “Mi dispiace, ma io ho dati diversi…” e avanti così.

La sua natura di agente immobiliare è confermata peraltro anche dalla sua vera propria ossessione per l’IMU, così come lo fu per l’ICI, e dal fatto che nel rievocare i propri successi imprenditoriali, riparte sempre da Milano2 e dal suo passato di costruttore edile, origine gloriosa della sua folgorante ascesa.

Anche quando ripercorre i presunti risultati del suo governo o quando fa mandare in onda (a Domenica Live) il filmato con gli applausi del Congresso americano, non incensa se stesso, semplicemente sta vendendo un prodotto. E lo fa esattamente come un agente di commercio degli anni Cinquanta, usando parole sofisticate o desuete (rassemblement, deputatesse…) che dovrebbero impressionare un pubblico sempliciotto e un po’ babbione, come quello che un tempo sulle piazze dei paesi ascoltava decantare poveri stracci come “Parigi, Parigi, stoffe di Parigi, venite donne…”.

Se noi ci scandalizziamo vedendo la politica degradata a commercio e propaganda, Berlusconi sembra invece assolutamente certo che sia proprio questo ciò che il suo elettorato desidera e approva. Infatti, ogni volta che ritorna, evita con cura di accreditarsi come politico e si riposiziona invece come non-politico (“al vertice dei capi europei, solo io capivo di economia perché sono un imprenditore”).

La sua arma segreta non è il populismo, ma la semplificazione. La politica è difficile, il commercio è semplice: se hai qualcosa da vendere e sei bravo a raccontarlo, lo piazzi al compratore-elettore, convincendolo anzitutto che ne ha bisogno, anche se non lo sapeva (“Sono tornato, perché l’Italia ha bisogno di me”). In fondo, anche Berlusconi è un tecnico, un tecnico del consenso, della televendita, lontano anni luce dalla visione politica che ispirò, per esempio, gli estensori della Costituzione Italiana, così come l’ha raccontata in tv Roberto Benigni. Non per caso il comico toscano ha insistito più volte sul modo in cui la Costituzione definisce e protegge la persona umana, la sua dignità e la sua libertà, emancipando il popolo dal ruolo di “carne da macello” che alimentò secoli di guerre europee.

Ma neppure la Costituzione ha potuto proteggere l’Italia da questo pifferaio magico che vende incessantemente se stesso come taumaturgo dei mali che pure ha prodotto. Alle elezioni politiche, i cittadini votano, ma gli elettori di Berlusconi “comprano”. E ancora non hanno capito quanto è salato il prezzo che paghiamo tutti.

@eli_grandi

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