Candid camera

29 Dicembre Dic 2012 1229 29 dicembre 2012

La giovane indiana, un Cristo femmina

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Non si conosce il nome della ragazza di 23 anni morta a causa di uno stupro selvaggio, sull’autobus che la riportava a casa, dopo essere andata al cinema col fidanzato, a New Delhi. E’ stata picchiata, violentata da sei uomini e poi gettata dall’autobus in movimento. Un vero e proprio supplizio inaudito, che rende questa giovane donna una figura cristologica. Non sapendo il suo nome, la sentiamo ancora di più come una nostra figlia, sorella, amica, strappata al suo futuro da un branco di maschi, assetati in uguale misura di sesso e di morte, per i quali la femmina non è solo da “consumare”, ma da annientare letteralmente dopo l’uso. Un’aggressione che non si può neppure definire “bestiale”, perché non risultano specie animali che riservino un simile trattamento alle loro femmine.

La morte di questa ragazza è in se stessa un’atroce denuncia della condizione femminile in India, dove stupri e violenze - veniamo a sapere ora - sono orrenda normalità quotidiana. Ma la vicenda travalica il continente indiano, perché le donne sono vittime designate di soprusi e violenze in gran parte del mondo, e persino nei paesi occidentali, come il nostro, ancora pagano troppo spesso il prezzo della propria autonomia, della scelta di respingere un marito o un compagno asfissiante, aggressivo o semplicemente non più amato.

Così, quel letto di morte della giovane indiana straziata, è il letto di dolore di migliaia di donne, da quelle africane che subiscono mutilazioni genitali a quelle arabe, avvolte in cupi vestimenti che ne fanno delle pseudo-divinità incarcerate nell’invisibilità, ma anche delle donne del ricco occidente, dove la libertà sessuale è diventata l’esibizione continua e pervasiva di corpi femminili seminudi, atteggiati in pose provocanti, associati al concetto di consumo, femmine come merce da comprare, o icone su cui fantasticare quel che si vuole.

La giovane indiana senza nome è come un Cristo femmina, una figura immolata per la liberazione di tutte. Ma questa liberazione non la vogliamo come una ricompensa nell’aldilà, la vogliamo qui e ora, nella nostra vita presente, per le nostre figlie, sorelle, amiche. E anche per gli uomini che amano le donne.

twitter @eli_grandi

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