Candid camera

17 Gennaio Gen 2013 1018 17 gennaio 2013

Mario Monti in fuga col giostraio

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Passata la fase dei tentennamenti tecnici, diradatosi il fumo dei “non so, ci sto pensando, deciderò”, la parabola di Mario Monti da presidente della Bocconi a senatore a vita, a capo del governo tecnico a candidato premier politico, si configura sempre più come un apologo contemporaneo sull’esperienza del potere come fonte di perdizione.

Monti che entra in politica (in salita o in discesa si vedrà) è come il bambino secchione che va per la prima volta al luna park e la sera stessa fugge con la famiglia del giostraio. E’ un Ulisse che, anziché resistere al canto delle sirene, si slega dall’albero della nave e si getta in acqua per raggiungere a nuoto le ammalianti, malefiche creature.

Ci sono personaggi che stanno in politica da una vita, come topi dentro il formaggio; altri ci stanno per proclamare ideali essendo soprattutto a corto di idee; altri ancora sono lì per lucrare, manovrare denaro pubblico e arricchirsi al gran circo della corruzione. Ma Monti non appartiene a nessuna di queste categorie e proprio per questo la sua vicenda è così emblematica della deriva di perdizione insita nel potere, secondo la lezione pasoliniana.

Il più consapevole del rischio è Beppe Grillo, ormai del tutto uguale a un Savonarola che predica, inveisce e scaglia anatemi contro tutti, mentre impone ai futuri parlamentari del M5S regole di condotta monastica, affinché non cadano preda dell’ineluttabile crapula romana.

D’altra parte il caso di Monti sta lì a dimostrare quanto sia difficile resistere alla tentazione. Partito come figura algida e austera, perfetta per il ruolo del pastore luterano in un film di Bergman, lo vediamo ora gigioneggiare in tv, tra una Gruber e una D’Amico, parlare alla radio, cinguettare tweet pieni di punti esclamativi. Soprattutto, lo vediamo immortalato in una foto che da sola vale più di mille editoriali: seduto a San Pietro, durante la messa del Papa, mentre parla fittamente al cellulare, fulminato dallo sguardo della signora Elsa. E in effetti, una foto così, di solito, è la prova provata che il marito virtuoso, dopo quarant’anni di fedeltà coniugale, ha sbroccato per una cerbiattosa trentenne che lo rianima col suo profluvio di estrogeni freschi di giornata. Invece lui, Monti, mentre il Papa diceva messa, era al telefono con l’economista Alberto Alesina per convincerlo a candidarsi nella sua lista. Che si chiama “Scelta Civica”, ma, a giudicare dalla vitalità del senatore, è anche un po’ una scelta erotica, e persino un tantino eretica. Amen e così sia.

@eli_grandi

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