Candid camera

27 Febbraio Feb 2013 1734 27 febbraio 2013

La vendetta di Renzi scongelata dalle urne

  • ...



Se la vendetta è un piatto che si serve freddo, quella di Matteo Renzi era nel surgelatore dal 2 dicembre scorso, giorno della sua sconfitta a candidato premier del Pd, ed è stata scongelata il 25 febbraio nel calore delle urne elettorali. Sì, perché, diciamolo, l’intero comportamento del sindaco di Firenze dopo le primarie è stata la peggiore propaganda immaginabile per il Pd.

Renzi diceva una cosa e ne mostrava un’altra. Si dichiarava leale (e lo era davvero), annunciava di non aspirare a nessuna carica “riparatoria” (ed era vero), si ritirava nel suo guscio fiorentino (e lo ha fatto davvero), ma ogni suo gesto, sguardo e tono di voce portavano un sottotesto che continuamente ripeteva: loro hanno vinto e io ho perso, ma io sono diverso, non sono come loro e loro sono diversi da me, un po’ come quando sgridi un figlio adolescente e quello non risponde, accetta la rampogna, dichiara ufficialmente che il genitore ha ragione, ma intanto esibisce quella fierezza giovanile di chi non si piega e sta continuando la sua battaglia personale per la propria autonomia. Ti fa sentire vecchio, proprio come Renzi faceva apparire Bersani, il genitore burbero che l’aveva avuta vinta nell’immediato per perdere poi sulla media distanza, sconfitto dalla sua stessa incapacità di leggere il mondo e dall’impossibilità di vedersi superato e archiviato dalla storia.

Renzi non ha fatto rimostranze, non ha gufato, è stato davvero leale e proprio così ha fatto emergere e risaltare la differenza degli altri, i notabili del partito arroccati sulle loro poltrone, il gattone Bersani che già pregustava il topo prima di averlo mangiato, la Bindi furiosa che a Matteo gli avrebbe preso a morsi il polpaccio, la sorniona Finocchiaro che dichiarò di usare la scorta perché “una senatrice non è mica una bidella”, e via così, gaffe dopo gaffe a confermarsi totalmente integrati al sistema che avrebbero dovuto risanare e rinnovare.

Paradossalmente, i più lungimiranti sono stati Veltroni e D’Alema, gatti dalle vibrisse più sensibili, pronti a saltar giù con un balzo dal partito prima che affondasse. Ora Renzi può guardare la nave dal porto, sorseggiando il suo meritatissimo drink. Aveva solo sbagliato slogan: non “Adesso”, ma “Fra due mesi”. Cin cin.

twitter @eli_grandi

Correlati