Candid camera

4 Marzo Mar 2013 1344 04 marzo 2013

Giornalisti (di casta) sull’orlo di una crisi di nervi

  • ...



In qualsiasi Paese sulla faccia della terra la ricandidatura di una persona vicina all'ottantina per la sesta volta, e dopo prove fallimentari di ogni genere e su tutti i palcoscenici del mondo, sarebbe stata immediatamente accolta da una tale omerica risata e da un grido così unanime di "basta!", da costringerla al ritiro in tempo reale. Da noi, no. Anzi, il replicante viene invitato dappertutto, fa audience, la gente dice che recita bene e cresce nei sondaggi”. Così Massimo Cacciari, sull’Espresso del 22 gennaio scorso, commentava l’assurda attenzione offerta dai media al ritorno di Berlusconi nella competizione elettorale come candidato premier.

E concludeva: “Chi può dirsi innocente per una simile tragica farsa? Chi non ha responsabilità per l'immobilismo culturale, etico, politico, per la decadenza di questo Paese? Invidio chi riesce ad assolversi, imprenditore o professore, politico o giornalista che sia”.

Poi, un mese dopo, è arrivato lo tsunami: Berlusconi prende un sacco di voti in più del previsto; Bersani smentisce i sondaggi al ribasso e Beppe Grillo arriva come una valanga che non è fatta solo di voti, ma anche di idee, modi e stili di comportamento che spiazzano tutti.

Che in questo momento - tra le quattro categorie indicate da Cacciari - i più spiazzati siano i giornalisti non deve stupire, visto che il grillismo per ora è essenzialmente una strategia di comunicazione politica, è un dire più che un fare. E tutto sembra studiato a tavolino (a partire dalla volontaria assenza di Grillo da ogni programma televisivo) per evitare con cura che il Movimento venga ingoiato dalle fauci del sistema mediatico, digerito dal suo abnorme stomaco e così neutralizzato nella sua portata rivoluzionaria.

Uno dei più potenti effetti di questa strategia consiste nel far emergere la promiscuità oggettiva della casta giornalistica con quella politica, la loro sostanziale coappartenenza al medesimo humus, dove ci sono giornalisti che detengono ed esercitano potere tanto quanto i politici o persino di più, e non sono affatto quelle figure indipendenti e critiche che ritengono o millantano di essere

Rifiutando le usate liturgie di colloquio e interlocuzione con la stampa, che vuole sapere subito tutto e pretende costantemente nuovi input per nutrire la belva mediatica, che sopravvive solo se riesce a generare una mostruosa quantità di notizie, gossip e fattoidi, i grillini stanno già facendo saltare i nervi a un sacco di gente. Per esempio, ai giornalisti-ospiti assiepati dietro il banco della trasmissione de La7 “In Onda” del 3 marzo scorso, intervistati dai giornalisti-conduttori, tutti nervosamente coscienti di essere snobbati dai rappresentanti del M5S (qualcuno anche decisamente furibondo, come Filippo Facci, il più consapevole, forse, della presa per i fondelli orchestrata dai nuovi "cittadini" ai danni della Stampa con la S maiuscola).

D’altra parte, come scriveva Cacciari, “chi può dirsi innocente?” Si può negare che l’incredibile risultato elettorale di Berlusconi sia stato favorito anche da programmi tv che si sono letteralmente lasciati usare, badando soprattutto alla propria share? Si può ignorare che la recente orda di candidature di giornalisti alle elezioni politiche è la prova provata di una contiguità tra caste quanto meno insana? E non è anche quello un conflitto di interessi, o almeno un conflitto di serietà, di reputazione, di indipendenza?

Il direttore della Süddeutsche Zeitung, Giovanni Di Lorenzo - intervistato da “Presa diretta” sulla situazione politica italiana, sospesa tra governissimo e soluzioni grilline - ha citato un modo di dire tedesco: “è come scegliere tra la peste e il colera”. Con i giornalisti, innegabilmente, troppo spesso nel ruolo degli untori.

Twitter @eli_grandi

Correlati