Candid camera

11 Marzo Mar 2013 1452 11 marzo 2013

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il Grillo

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L’ossessiva attenzione dei media per Beppe Grillo e per i “grillini” entrati in Parlamento, nonché la spasmodica rincorsa a interpretare la situazione politica per anticipare le possibili (o impossibili) vie d’uscita dallo stallo, tutto questo comincia a ricordare il proverbio dello stolto che quando gli indichi la luna, guarda il dito.

Già, perché se Grillo è il dito, ossia l’indicatore, il segnale (il sintomo, sarebbe più corretto dire), la luna è ciò che egli addita e che troppo in fretta abbiamo smesso di osservare. E cioè le macerie di un paese devastato da vent’anni di berlusconismo, un paese saccheggiato, che ha umiliato e spento le sue energie più giovani, un paese che si è lasciato depredare e ferire, con buona pace di almeno metà degli italiani, che si sono consegnati addirittura con entusiasmo a un tale scempio, ciascuno convinto di ottenere lo spazio per “farmi gli affari miei”, che è stata sempre l’unica vera linea politica del Silvio nazionale.

La luna che Grillo indica è questo paesaggio desertificato, che non ha risparmiato nessuno, dove anche i presunti oppositori si ritrovano alla fine indistinguibili dal gruppo di potere che hanno contrastato senza troppa convinzione. Il berlusconismo è stato come un buco nero, di quelli che nelle galassie interstellari inghiottono tutta la materia circostante con la loro colossale forza gravitazionale, fino a ingoiare persino la luce. E infatti, siamo rimasti al buio.

La forza dei “grillini”, al di là del politichese e delle alchimie parlamentari, sta nell’apparire portatori di piccole fiaccole nel buio, che possono tornare a rischiarare un’oscurità cupa e mesta. Non sappiamo se queste fiaccole riusciranno a riportarci la luce o se appiccheranno il fuoco al sistema provocando altre macerie. Ma non limitiamoci a guardare loro, osserviamo il paesaggio tutto intorno e chiediamoci come, perché e per colpa di chi (per colpa nostra, di tutti, naturalmente) un paese straordinario come l’Italia è ridotto, nell’opinione del mondo e anche nella nostra, a uno squallido circo governato da clown, dal quale i giovani fuggono per non sentirsi morti prima ancora di avere cominciato a vivere e dove il miglior editorialista sulla piazza è diventato un altro (bravissimo) clown, come Maurizio Crozza.

Beppe Grillo viene ora accusato di essere un fascista e uno sfascista, un autocrate internettiano, un guru alla guida di una setta di adepti psicolabili e ingenui, un Savonarola pazzo che non riuscirà a controllare ciò che ha scatenato. Tutto può essere. Ma il suo rifiuto di correre a mettere una firma sotto un patto di alleanza di governo è comprensibile. Ancora non si è visto abbastanza, non si è compreso a fondo il disastro provocato da questo ventennio, che va a chiudersi con una gazzarra di sostenitori di Berlusconi davanti al Tribunale di Milano, proprio come nel film Il Caimano. Mentre ancora attendiamo di veder scorrere i titoli di coda.

Twitter @eli_grandi

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