Candid camera

21 Marzo Mar 2013 1336 21 marzo 2013

Chi è più francescano tra Benedetto e Francesco?

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La pompa della Chiesa di Roma, lo sfarzo dei cardinali vestiti di porpora, con le loro tiare, i pastorali e gli anelli d’oro massiccio, riuniti sotto la magnificenza della Cappella Sistina (che esiste, peraltro, perché voluta e finanziata da ben cinque papi nel corso del XVI secolo), la meravigliosa Piazza San Pietro che abbraccia la folla riunita in attesa dell’“Habemus Papam”, l’emozione dell’annuncio e quel che ne è seguito. E’ stato questo lo spettacolo offerto in diretta tv a miliardi di persone nei giorni del conclave, uno spettacolo unico al mondo, come unica al mondo è la Chiesa cattolica.

Quale altra religione può contare su un simile apparato scenico e coreografico, consolidatosi nel corso dei secoli? Quale altra organizzazione spirituale dispone di un proprio Stato, di un patrimonio immobiliare dal valore inestimabile, di propri media (radio, tv, giornali), di una banca miliardaria nella quale affluiscono di continuo i ricavi di attività economiche e finanziarie, di un complesso apparato di governo interno, oltre a nunzi e ambasciatori che tengono relazioni con tutti gli Stati del pianeta?

La Chiesa di Roma è unica e inimitabile e, come ha scritto qualcuno, gestisce da due millenni la più grande attività di marketing e propaganda della storia: il marketing dell’anima, del perdono e della salvezza. Eppure, anche questa grande multinazionale dello spirito a un certo punto è entrata in una crisi profonda, fiaccata dagli scandali, per la compromissione dei suoi uomini col potere e col vizio, dalle lotte tra fazioni interne - Opus Dei, Comunione e Liberazione e gli altri potentati - che rappresentano interessi in competizione tra loro. Un crescendo che ha toccato il culmine nell’evento storico delle dimissioni di Papa Benedetto XVI, un fatto inaudito, che ha lasciato tutti a bocca aperta e ha creato le premesse per un papato di svolta.

Ma quanto potrà svoltare l’osannato Papa Francesco, con le sue scarpe consumate e i suoi “buongiorno”, “buonasera” e “buon pranzo”, la dolcezza della voce e dei toni, i suoi richiami al potere come servizio e all’attenzione per i poveri, i deboli e gli sfortunati? Davvero un papa può cambiare, modificare dall’interno e “risanare” il gigantesco apparato della Chiesa cattolica? O non dobbiamo piuttosto, e malignamente, immaginare dietro questa elezione un Padre Pizarro stratega e sceneggiatore, come quello recitato dallo strepitoso Corrado Guzzanti? “Ragazzi, me raccomanno, stavolta mettemoce uno che ce crede proprio, che sa parla’ alla ggente, che bacia i malati… mettemogli alle calcagna le tv che lo seguono tutto il giorno nelle carceri e negli ospedali, alla mensa dei poveri e tra i senzatetto… forza, svegliatevi, dobbiamo spostare l’attenzione da qui, dal palazzo, che tutti guardino altrove, così possiamo concentrarci mejo sulle cose importanti, come la finanza internazionale…”

Se così fosse, Papa Francesco avrebbe principalmente il ruolo di “diversivo mediatico”, che permetta alla Chiesa di recuperare un’immagine più cristiana, lasciandola libera di continuare ad amministrare i suoi business e le sue ricchezze, senza tutte quelle critiche di disturbo.

E’ difficile dimenticare, infatti, l’effetto choc delle dimissioni di Joseph Ratzinger che, pur rivestite di motivazioni sull’età avanzata e sulla stanchezza, avevano soprattutto un significato dirompente: la fede e la Chiesa non sono compatibili, la Chiesa non è riformabile, l’unica soluzione è andarsene e ritirarsi a pregare Dio in solitudine. Benedetto, insomma, potrebbe risultare più francescano di Francesco. Potrebbe, se per il suo ritiro non avesse scelto il Palazzo di Castelgandolfo, con il suo meraviglioso giardino all’italiana. Dove potrà, eventualmente, parlare agli uccelli, senza rischiare di sporcarsi le scarpe.

Twitter @eli_grandi

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