Candid camera

30 Marzo Mar 2013 1425 30 marzo 2013

Reincarnazioni di Franti nell’Italia minima

  • ...

Tormenta, burla, provoca. Ha qualcosa che mette ribrezzo, su quella fronte bassa, in quegli occhi torbidi… Non teme nulla, ride in faccia, odia tutti…  Il suo ghigno non è normale, il suo sorriso cinico è stereotipo, quasi deformante; chi ride così certo non è contento, oppure ride perché ha una missione.

Chi riconosce queste parole? Sono tratte dalle pagine del Diario Minimo in cui Umberto Eco, nel 1975, rileggeva e reinterpretava la figura del cattivo Franti nel libro Cuore di De Amicis, e lo riscattava dalla sua negatività assoluta, che era tale solo per uno sguardo (quello del narratore Enrico), del tutto aderente all’ordine costituito e ai suoi valori “piccolo-borghesi, classisti e paternalisti”.

 Dieci anni più tardi, Eco ritornò su quel saggio, ricordando che aveva immaginato un Franti destinato a reincarnarsi nell’anarchico Gaetano Bresci, autore dell’uccisione del re Umberto I il 29 luglio del 1900, a Monza. Ma si rendeva conto che la storia non finiva lì. Franti sarebbe infatti un character, che si reincarna successivamente in sempre nuove figure: Don Milani con la sua scuola di Barbiana, la rivolta nel ’68 rappresentata dal leader del movimento studentesco Guido Viale, lo scavezzacollo anarchico Pietro Valpreda, che per qualche tempo addensò su di sé tutta la negatività di una cattiveria torva e minacciosa.

Insomma, se Franti è una figura che attraversa la storia italiana come annunciatore di rivolgimenti e svolte epocali, bisogna dire che Beppe Grillo rientra senz’altro in questa galleria, come ultima reincarnazione dell’”infame sorrise” di deamicisiana memoria.

“Il riso, l'ironia, la beffa, il marameo, il fare il verso, il prendere a gabbo in lui altro non è che negazione di un mondo - scriveva Eco nel Diario Minimo. - Come Panurge alla corte di Pantagruel, si installa dentro a un ordine e lo mina dall'interno deformandone la fisionomia con atti di gratuita iconoclastia. In realtà, il ridente - o il sogghignante - altro non è che il maieuta di una diversa società possibile”.

Secondo questa analisi, il personaggio ghignante che inveisce contro tutti e sembra esercitare una distruttività fine a se stessa, sarebbe invece da leggere come figura di sfondamento del sistema, come anticipatore di una nuova era, esattamente come lo interpretano i suoi accoliti e parte dei suoi elettori, e come lui (Grillo) interpreta se stesso.



Anche Indro Montanelli, in un articolo del 1998 sul Corriere della Sera, si soffermò sulla contrapposizione Franti-Garrone (il buono del libro Cuore), sovvertendo completamente l’analisi di Eco. Per lui, l’Italia era piena di Franti, i Franti erano diventati classe dominante, mentre i Garrone - emblema di Coraggio, Sacrificio, Dovere, Disinteresse e Generosità (tutto scritto in maiuscolo) - erano sconfitti. E poiché all’epoca ancora non si parlava di Grillo, è assai probabile che Montanelli si riferisse ad altre incarnazioni di Franti, forse provenienti dalla zona di Arcore.

A quindici anni da quell’articolo (e a 127 dalla pubblicazione del libro di De Amicis), è diventato difficilissimo discernere tra i Franti e i Garrone che popolano l’Italia, capire se sia più rivoluzionario chi inveisce contro il sistema o chi si vorrebbe mettersi al servizio dei gravi problemi che ci affliggono, se avesse ragione Eco o piuttosto Montanelli, o magari tutti e due, ciascuno a suo modo. Quel che è certo, è che ci vorrebbe Cuore. E non sappiamo, davvero, se ce ne sia rimasto.

Twitter @eli_grandi

Correlati