Candid camera

25 Giugno Giu 2013 1241 25 giugno 2013

Milioni di piccoli Caimani che sguazzano nello stagno Italia

  • ...

Impressionante l’analogia tra le scene finali de Il Caimano (correva l’anno 2006) e la lettura reale della sentenza di primo grado che ha condannato Silvio Berlusconi a sette anni, esattamente come accadeva nel film di Nanni Moretti. Impressionante anche la sovrapposizione tra l’assalto ai giudici che escono dal tribunale (nel film) e la vera occupazione del Palazzo di Giustizia di Milano da parte dei parlamentari del Pdl nel marzo scorso. Più passa il tempo e più Nanni Moretti si dimostra profeta attendibile degli svolgimenti della politica italiana, imballata da vent’anni dalla presenza debordante del Cavaliere.

Ma a rivederlo ora, Il Caimano resta invece lontano dalla realtà per due elementi. Il primo è nella figura stessa di Berlusconi, recitato da Moretti con un aplomb e una severità di sguardo e di toni, che magari corrispondessero allo stile personale e politico del Cavaliere, nel qual caso potremmo addirittura parteggiare per lui, o quanto meno comprendere le implicazioni oggettive della sua “guerra dei vent’anni”.

Purtroppo, il Berlusconi reale non ha la classe del Moretti attore che lo interpreta nel film. La sua figura è semmai per sempre associata al buffone che fa le corna nelle fotografie dei capi di Stato, che fa cucù alla Merkel, che si presenta in Parlamento con occhiali scuri da boss mafioso, che esorta gli stranieri a investire in Italia “perché ci sono belle ragazze”, che invita una fanciulla disoccupata a “sposare un miliardario”, che fa dilagare in tutto il mondo il bunga bunga, come rappresentazione sguaiata della decadenza di un’intera nazione, apoteosi di un’epoca di basso impero, che rimane pur sempre un impero, di cui lui è l’imperatore.



La seconda differenza rilevante è che nel film di Nanni Moretti Berlusconi è molto solo, cupamente attorniato da guardie del corpo e da un’atmosfera plumbea, da dittatore assediato nei suoi dorati rifugi. Quello che manca è la corte, la sgargiante parata dei comprimari e delle comprimarie che hanno invece affollato le cronache degli ultimi anni. Cortigiani politici, cortigiani giornalisti e cortigiane tout-court, tutti debitori al Caimano di prebende di ogni tipo, dagli incarichi pubblici agli appalti milionari, dalle promozioni di carriera, giù giù fino al ragionieristico saldo di vitto, alloggio e bollette della luce a una processione di sgallettate venticinquenni, capaci di animare, con sculettamenti, travestimenti e strip tease, le lunghe nottate di Arcore e di Palazzo Grazioli.

Dopo la condanna inflitta dal Tribunale di Milano, questa corte variopinta prende piuttosto le sembianze di una banda, di un ampio gruppo di complici che ha saccheggiato, danneggiato e infine sputtanato, letteralmente, il nostro Paese. Ma è, appunto, il nostro Paese, e sono italiani i nove milioni che alle ultime elezioni hanno votato ancora per il Cavaliere.

Sono questi milioni che fatichiamo a comprendere, perché sono forse più caimani dello stesso Caimano, ferocemente aggrappati ai loro presunti privilegi, alle garanzie di impunità, all’evasione fiscale, ciascuno imperatore del suo piccolo stagno, con le sue fantasie di bunga bunga in sedicesimo. Berlusconi non sarebbe esistito in politica senza la sua colossale ricchezza, senza un gruppo di seguaci adoranti in quanto suoi dipendenti e senza i milioni di piccoli caimani che sguazzano nello stagno Italia per la paura di affrontare il mare aperto della modernità e della democrazia.

twitter@eli_grandi

Correlati