Candid camera

28 Giugno Giu 2013 1547 28 giugno 2013

Femen, Olgettina, o Scema-che-la-dà-gratis?

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Care ragazze del ventunesimo secolo, in attesa che il mondo evolva in qualche direzione (non necessariamente sensata), sembra che al momento disponiamo di tre opzioni principali per esprimere – privatamente e socialmente - il quid femminile che ci contraddistingue.

1. Olgettina. Non è necessario risiedere nell’omonimo quartiere della periferia est milanese per appartenere a questa categoria, che è piuttosto un concetto di sé e un modus operandi. Dopo anni di cronache e di intercettazioni, non servono chissà quali approfondimenti sull’approccio alla vita delle Arcore’s Girls, diciamo che è intuitivo. L’Olgettina è la femmina che esibisce, espone, sventola, dimena e offre, in cambio di: automobili, gioielli, appartamenti, contratti in tv o in grandi aziende, vacanze da sciògno, elezione garantita in enti pubblici. Se scegliete questa opzione, sappiate che dovrete vedere e fare cose non sempre edificanti e talvolta veramente sconce, come per esempio testimoniare il falso in tribunale. Inoltre, potreste dover intrattenere uomini anziani e cadenti (e non sempre coi denti), purché detentori di patrimoni ragguardevoli e sprovvisti di senso della misura relativamente a se stessi e al proprio potere.

2. Femen. La femminista del terzo millennio combatte con le tette. Primo requisito per iscriversi a questo gruppo, quindi, è avere appunto le tette ed essere pronte a sguainarle come inedite spade contro la sopraffazione e il potere costituito. L’ideale sarebbe avere le tette ed essere ucraina, ma ormai il fenomeno Femen sta dilagando in tutta Europa, e da quando le attiviste a seno nudo hanno aperto una sede a Parigi, pare ci sia la coda di aspiranti combattenti pronte ad iscriversi al movimento, previo corso teorico-pratico su come affrontare nerboruti poliziotti in assetto antiguerriglia senza neppure il reggiseno addosso. La tecnica delle Femen consiste infatti nello spiazzamento semantico che inducono nell’osservatore/aggressore: usano i seni come falli, seni che ripudiano la propria funzione nutritiva e protettiva per farsi messaggio politico, tette che scrivono parole di rivolta e di protesta contro il potere maschile e repressivo. Ma, al tempo stesso, le rivoltose si rendono fragili e indifese attraverso la nudità e sfidano i poliziotti di turno a metter loro, letteralmente, “le mani addosso”, compiendo quello che appare, a prima vista, più uno stupro che un arresto regolamentare. Se volete diventare una Femen, leggetevi prima qualche testo di Melanie Klein sulla dialettica tra “seno buono” e seno cattivo”. Magari non finirete eroicamente nelle prigioni di Putin, ma avrete imparato qualcosa che non sapevate. E se invece qualcuno dovesse notarvi in piazza per la vostra avvenenza mammaria e offrirvi un contratto per fare la Meteorina in tv, potreste trasmigrare nella categoria precedente, con annessi e connessi.



3. Scema che la dà gratis. Ahimé, se scegli questa opzione, sarà difficile emergere, perché è una categoria molto affollata. Infatti non comprende solo, come sostiene la prode Anselma Dell’Olio, le “femmine di sinistra”, ma anche altri gruppi trasversali e non necessariamente ideologizzati. A meno di non considerare un’ideologia (deteriore) la convinzione che ci si possa accoppiare per desiderio, o persino per amore, con maschi che non mettono mano al portafoglio prima di slacciarsi i pantaloni, e per i quali non sei una semplice comparsa in un affollato harem di gallinelle dalle piume colorate. Cosa sei esattamente per lui, in effetti, non lo capisci bene, e preparati a non saperlo mai con precisione. Ma ti potrebbe capitare di fare esperienza di qualcosa che non ha prezzo, perché non è in vendita. Sono infatti gli dei a concederlo agli umani (di ogni sesso e con ogni preferenza sessuale), secondo un capriccio che è impossibile decifrare. Quando succede, però, si capisce al volo e non ci si può sbagliare. A meno che tu non t’invaghisca di Giuliano Ferrara e addirittura lo sposi. Si sa che gli dei, a volte, fanno brutti scherzi. Ma brutti davvero.

Twitter @eli_grandi

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