Candid camera

3 Luglio Lug 2013 1334 03 luglio 2013

Autori di best seller a me! Ecco il libro che li fa a pezzi

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Non sarà un caso se, a proposito di opere letterarie, si usa il termine “corpus”. Una volta prodotto e pubblicato, un testo è un corpus, è il corpo stesso dell’autore che va in giro per il mondo e con il quale si può ingaggiare, appunto, un corpo-a-corpo, talvolta amoroso, talvolta pugilistico. E’ decisamente battagliero il corpo a corpo condotto dal sociologo, romanziere e giornalista Pippo Russo in L’importo della ferita e altre storie (ed. Clichy, 15 €), libro strepitoso per vis polemica, acutezza critica e sacra pignoleria, che fa letteralmente le pulci a una serie di autori italiani di best seller, mostrandone, senza fare sconti, le magagne più diffuse: pressapochismo, superficialità, errori marchiani sia di grammatica e sintassi sia di costruzione narrativa, estremismo stilistico sia nel senso della più banale sciatteria o piattezza (di forma e contenuto) sia, all’opposto, nel gusto per i toni enfatici o per il più circonvoluto barocchismo lessicale, quasi sempre spia di una desolante assenza di sostanza.

Il titolo del libro – L’importo della ferita – è il primo esempio di assurdità: è tratto direttamente da una frase del romanzo di Giorgio Faletti Niente di vero tranne gli occhi che recita: «con un gesto istintivo, sollevò la manica della tuta per controllare l'importo della ferita». Non l'entità o la gravità della ferita, ma l'importo (e l’Iva? Al 10 o al 21 per cento?, osserva l’implacabile lettore-critico).

L’operazione  di Russo - che appare mossa da un lucido e coraggioso empito di smascheramento della ciarlataneria editoriale - non appartiene alla critica letteraria (manca il presupposto: i testi esaminati, purtroppo per loro, non sono “letterari”), bensì più propriamente alla critica culturale: i libri radiografati sono tutti best seller, prodotti e promossi da un’industria che comprende anche i recensori dei giornali, gli organizzatori e le giurie dei premi letterari, i programmi tv nei quali l’autore ha potuto diventare un “personaggio”(e quasi sempre si è innamorato, sciaguratamente, di se stesso). Tutto l’apparato, insomma, che trasforma un libro in un business a molti zeri, diffondendolo sui comodini accanto ai letti, sotto gli ombrelloni e sui treni, facendo in modo che se ne parli e se ne scriva, senza che nessuno si sia preso la briga di andare a vedere, pagina per pagina, cosa il libro contiene davvero. Questa briga se l’è presa appunto Pippo Russo, estendendo ai best seller italiani lo stesso approccio della sua rubrica giornalistica “Pallonate”, dedicata a segnalare vezzi e vizi linguistici del giornalismo sportivo.

 Russo, chi gliel’ha fatto fare di leggersi l’opera omnia di Faletti, di Volo, di Moccia, solo per citare tre degli autori analizzati nel libro?

Ho voluto fare un’operazione verità, un po’ come quel ragazzino che gridava “Il re è nudo”. Ho cercato di mostrare, attraverso un'analisi puntuale del testo, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno dice: e cioè che questi best seller, se esaminati con sguardo critico e libero, sono di una mediocrità impressionante.

Già, ma perché prendersela? Non si potrebbe semplicemente ignorarli?

No, per due motivi. Il primo è che libri così diffondono letteralmente ignoranza, e mi riferisco alla scelta di parole sbagliate e a forme grammaticalmente scorrette che poi entrano nell’uso comune. Ma c’è un secondo motivo più importante, e cioè che il lettore è a tutti gli effetti uno stakeholder di quell’impresa - anche economica - che un best seller rappresenta. E come tale ha il diritto di pretendere, di chiedere conto di ciò che gli viene servito, proprio come accadrebbe per un cibo o un vino scadente.

 La cattiva scrittura nuoce alla salute?

Certamente, e il lettore ha il diritto e il dovere di difendersi. La mia è una battaglia per una ecologia della lettura e quindi della mente. Gli autori che esamino nel libro sono esempi di sciatteria linguistica, ma anche di una scrittura autoreferenziale, compiaciuta, onanistica, in alcuni casi poverissima, in altri casi tutta effetti speciali, fumo senza arrosto. E i milioni di copie vendute non possono valere come garanzia di qualità. Come scrisse Roberto Freak Antoni “Mangiate merda! Miliardi mosche non possono avere torto”.

Il libro prende in esame tre categorie di autori: i “Libro-panettonisti” (Faletti, Volo, Moccia);  i “Narratori improvvisati” (Pupo e Giuliano Sangiorgi), i “Premiati” (Antonio Scurati, Alessandro Piperno). Ma l’elenco potrebbe continuare: Sveva Casati Modignani, Susanna Tamaro, Gianrico Carofiglio, Margaret Mazzantini…

Qualcuno di questi meriterebbe una monografia a sé. Non escludo di provare a scriverne in futuro. Intanto, però, mi disintossico leggendo il mio scrittore preferito, il portoghese Antonio Lobo Antunes. Lo consiglio a tutti.

twitter @eli_grandi

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