Candid camera

8 Luglio Lug 2013 1756 08 luglio 2013

Daniela Santanché, più sinforosa che strepitosa

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Sarà stato quel giro di valzer improvvisato in Piazza Farnese a Roma nell’autunno 2011, per vendicare il sardonico risolino in tandem di Sarkozy e Merkel su Berlusconi (un risolino che demolì la credibilità del premier più di ogni severo discorso e accelerò le sue dimissioni). Sarà che Daniela negli ultimi mesi ha attenuato i toni della sua conversazione, diminuendo le tonalità isteriche e accentuando invece la parvenza di riflessività. Sarà che lei ha sposato da subito, e alla grande, la piazzata intitolata “Siamo tutte puttane” per protestare contro la condanna di Berlusconi al processo Ruby. Sta di fatto che il 7 luglio l’elefantino Giuliano Ferrara squaderna sul Foglio un lirico peana che esalta la pitonessa fin dal titolo: “Santanché è strepitosa, per questo non la voteranno”.

Perché non la voteranno (alla vicepresidenza della Camera)? Perché “la Santanchè è una donna di destra, veste di destra con tacchi di destra, si trucca di destra, è imprenditrice di destra, ha amicizie di destra, non ha complessi reverenziali per la cultura e i suoi sacerdoti de sinistra, è una grandissima orecchiante, non ha mai letto un rigo di Zagrebelsky, non ascolta Raitre, se ne frega del Festival della filosofia, è di una bellezza di destra, sguardo grintoso, una punta di sadismo, sensualità da virago berlusconiana”.

Ed è solo l’inizio. Il peana si innalza. “E’ sboccata, ride, apprezza le virtù del denaro, è disponibile per qualunque missione purché di destra, è una Mata Hari ma è anche femminista, ha una mentalità da avanguardista e un istinto pratico invidiabile, insomma è una donna a suo modo strepitosa”. E per finire: “è un mito, ironica e autoironica, sarcastica e mordace, coraggiosa, fervente. Santanché è una da amare”.

Me’ cojoni, direbbero a Roma, questa è una dichiarazione d’amore senza se e senza ma, una sviolinata in piena regola, un elogio assoluto, che innalza Santanché nell’olimpo delle divinità ferrariane, subito a ridosso del Cavaliere, di cui la pitonessa potrebbe diventare il vice alla presidenza del partito.

Talmente delirante, l’encomio elefantinico, da tirare in ballo un paragone assurdo tra la sciura cuneese Santanché e la fotografa e rivoluzionaria Tina Modotti, salvo precisare subito che “Dio solo sa quanto Daniela è diversa da Tina”. Infatti, non c’è dubbio che se Tina Modotti nel 1936 si unì alle Brigate Internazionali che combattevano in Spagna contro Franco, la “strepitosa” Daniela si sarebbe certamente arruolata a difesa del dittatore e contro i comunisti del Fronte Popolare.

Purtroppo per Ferrara, la Santanché, più che strepitosa, è solo una “sinforosa”, come si dice in Lombardia per definire una donna che vuole rendersi utile, ma finisce per essere impicciona e invadente. Oppure, ma va bene lo stesso, “sinforosa' è il soprannome che s'attribuiva a “donne mature o attempate che si vestono o si acconciano da giovinette”, come l'omonimo personaggio de 'La casa disabitata' del commediografo romano Giovanni Giraud, scritta attorno al 1825.



Santa Sinforosa, invece, fu una martire cristiana, che si fece trucidare coi suoi sette figli pur di non cedere all’intimazione dell’imperatore Adriano di fare sacrifici agli dei pagani. Per lei Dio era uno solo, un po’ come Silvio per Daniela, anche se la sua immagine più santificata fu quella che comparve sui manifesti elettorali della Destra, quando il suo unico dio era Francesco Storace. In ogni caso, l’onomastico della Sinforosa si festeggia il 18 luglio. Auguri.

Twitter @eli_grandi

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