Candid camera

15 Luglio Lug 2013 1812 15 luglio 2013

Una domenica bestiale per la Kyenge e per l’Italia

  • ...

Una domenica bestiale, quella del 14 luglio. Bestiale davvero, nel senso del bestiario evocato dal vice presidente del Senato Roberto Calderoli, che per minimizzare l’indegno accostamento tra il Ministro Cécile Kyenge e un orango, ha tirato in ballo un’intera strampalata teoria di parallelismi tra politici e animali: Letta è un airone, Alfano una rana, la Cancellieri un Sanbernardo, e via farneticando, senza tenere conto che lui è per sempre associato al Porcellum, la disastrosa legge elettorale di cui è autore in prima persona.

E se le parole vergognose contro la Kyenge, pronunciate durante un comizio a Treviglio (con stentati applausi dell’uditorio, per la verità), hanno fatto male a tutto il Paese, ancora più male hanno fatto, il giorno successivo, le prime pagine di decine di giornali stranieri che riportavano la notizia con il risalto che merita. Lei, Cécile Kyenge, l’aveva detto da subito: “Non ferisce me, ma l’Italia”.

Nello stesso modo, con una eccezionale pacatezza e un superbo self control, questa donna reagisce da mesi, dal giorno stesso del suo insediamento, a battute sprezzanti, aggressioni e persino minacce di morte che la inseguono per ogni dove. Ma lei niente, non l’abbiamo mai vista incazzarsi, né rispondere nel merito, né pronunciare una parola fuori posto. “Pensavo di trascorrere una bella domenica, e invece…” ha detto in un’intervista di commento sull’uscita di Calderoli. Il quale, mettendoci una toppa peggiore del buco, si è affrettato a precisare che “era una battuta simpatica”, “non intendevo offendere”, fino a grugnire le sue scuse in una telefonata al ministro dell’Integrazione e invitarla a un confronto pubblico a Bergamo. Di dimissioni, invocate da più parti, non vuole sentire parlare e i suoi compari leghisti lo difendono, pur ammettendo che “è stata un’uscita infelice” e “ha fatto bene a scusarsi”.



Nel suo comizio a Treviglio, prima di darle dell’orango, Calderoli aveva affermato che la Kyenge potrebbe fare sì il ministro, ma nel Congo, il suo Paese. Invece noi, dopo averla ascoltata replicare garbatamente che “chi ricopre una carica istituzionale dovrebbe riflettere prima di parlare, perché noi rappresentiamo tutti i cittadini e le parole hanno un peso”, ci siamo convinti che l’unica attenuante per il senatore leghista sta nel fatto che l’aplomb della Kyenge rende difficile considerarla italiana: è così attenta, equilibrata e controllata, da sembrare piuttosto una cittadina britannica, che ogni volta pensa “It's only a storm in a teacup”. Questa volta, però, la tempesta non può placarsi senza conseguenze.

Twitter @eli_grandi

Correlati