Candid camera

28 Agosto Ago 2013 1554 28 agosto 2013

Monica Bellucci preda della “Sindrome Callas”

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Alla soglia del suo quarantanovesimo compleanno (il prossimo 30 settembre), Monica Bellucci sembra essere caduta vittima della “sindrome Callas”, quella spinta irresistibile che ti fa mollare un marito devoto, o per lo meno decentemente piacevole, per gettarti tra le braccia di un uomo basso, brutto e cafone, ancorché fornito di un patrimonio miliardario. Se i gossip in circolazione fossero confermati, ci troveremmo infatti di fronte a una quasi-replica, a cinquant’anni di distanza, della celebre love story che legò Maria Callas all’armatore greco Aristotele Onassis, con il magnate immobiliarista originario dell’Azerbaijan, Telman Ismailov, nella parte di quest’ultimo.

Ma il mezzo secolo trascorso ha cambiato radicalmente gli scenari e le atmosfere, al punto che Onassis, paragonato a Ismailov, sembra quasi un aristocratico di sangue blu. Se la Callas lo conobbe nel 1957 a un party sul lussuoso panfilo “Christina”, ormeggiato a Venezia, dinanzi al Canal Grande, dove tra gli ospiti della serata figuravano Winston Churchill, i principi di Monaco, gli Agnelli e la miliardaria americana Elsa Maxwell, il fatale incontro tra la Bellucci e il 57enne Ismailov sarebbe avvenuto invece durante la fastosa inaugurazione del lussuosissimo Mardal Palace Hotel di Antalya, in Turchia (560 stanze, 17 bar, 10 ristoranti e una piscina gigantesca, costato un miliardo di euro).

Per l’occasione (era il 2009) Ismailov affittò un aereo privato per trasportarvi 120 chili di caviale Beluga (il più raro e costoso) e invitò a proprie spese celebrità del calibro di Paris Hilton, Sharon Stone, Richard Gere e Jennifer Lopez, alla quale andò un compenso di un milione di dollari per cantare e ballare. Il tocco finale, in quella festa costata complessivamente 61 milioni di dollari, fu lo stesso Ismailov fotografato mentre danzava assieme agli ospiti sotto una pioggia di banconote da cento dollari a disposizione di chi le acchiappava. Come Cenerentola al ballo, fu la Bellucci ad attrarre più di tutte l’attenzione del padrone di casa, che dovette sedurla con qualche arma molto segreta, visto che il miliardario azero non può certo contare su un phisique du role all’altezza del compito. Ma chissà.

Neppure nel caso della Callas

si comprese mai cosa ci trovasse nel tarchiato Onassis, che non era solo fisicamente al di sotto di ogni attrazione, ma era pure rozzo e arrogante, capace di vantare davanti a lei e agli ospiti le sue avventure sessuali di gioventù, salvo poi compensare la volgarità con gesti esagerati, come riservare un posto vuoto sull’aereo accanto a Maria per far viaggiare accanto a lei, fino a Dallas, un enorme mazzo di rose.

Alla fine, la lasciò brutalmente, per impalmare la vedova di Kennedy, Jacqueline, altro accoppiamento incomprensibile per chi (come noi) non ha mai conosciuto l’effetto afrodisiaco del denaro, qualora si presenti in quantità industriale concentrato su un unico conto corrente. La Callas, com’è noto, ne fu distrutta e di fatto morì di depressione, abbandonata insieme dalla potenza della propria voce e dal nanerottolo greco.

Naturalmente, auguriamo alla Bellucci un destino migliore. Ma lo auguriamo, soprattutto, a Vincent Cassel, che viene archiviato con la sua aria da ragazzone francese scanzonato, per fare posto al riccone orientale che può foderarsi il letto coi rubli. Non prendertela, Vincent. Le ragazze umbre non sono tutte così.

Twitter @eli_grandi

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