Candid camera

25 Settembre Set 2013 1539 25 settembre 2013

Pollock e gli Irascibili, i “pellicani” che cambiarono l’arte

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Nel 2006 l'opera di Jackson Pollock No. 5, 1948 venne venduta all’asta per 140 milioni di dollari: a cederla fu il produttore americano David Geffen, mentre rimane ignota l’identità del compratore, probabilmente un collezionista d’arte tedesco. Chiunque egli sia, non c’è dubbio che abbia fatto un buon investimento economico, ma non è altrettanto certo che possa ricavare dall'opera posseduta un equivalente godimento artistico. Perché? Perché i dipinti di Jackson Pollock, in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 16 febbraio 2014, sono l’esatto contrario di opere statiche, da contemplare sulla parete di un lussuoso salone.

Non per niente, egli è il più importante esponente della corrente Action Painting, in cui la performance del momento creativo finisce per prevalere sull'opera finita. E infatti, la mostra milanese affianca ai quadri i video in cui l’artista, con la sua faccia dura, gli scarponcini sporchi di vernice, la T-shirt bianca o nera, si sporge sulla tela e versa il colore in posizione china. Ogni dipinto di Pollock sembra sgorgare da un dialogo muto e profondo con la terra, con l’inconscio, con gli spiriti invisibili evocati dai nativi americani, che l’artista aveva osservato al lavoro su grandi murales, scoprendo una nuova forma espressiva che fece propria nel suo modo unico.

Quando sono "dentro" i miei quadri – diceva - non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di "presa di coscienza" mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l'immagine, perché il dipinto vive di vita propria”.

Benché Pollock sia uno che “corre da solo”, come scrive il curatore italiano Luca Beatrice nel bellissimo saggio di introduzione al catalogo, benché sia un animo scabro, prototipo del “mito americano del personaggio solitario e intrepido”, tuttavia non può essere compreso se non come frutto egli stesso di un’epoca e di un mood che rimbalza, alla fine degli anni Quaranta e per tutti i Cinquanta, dalla letteratura al cinema all'arte, mentre in politica domina il fondamentalismo culturale del presidente Truman e di McCarthy, che produce, come suo rovescio, opere ispirate alla ribellione in tutte le forme possibili.

Sono gli anni del Giovane Holden di Salinger, di Allen Ginsberg, di Jack Kerouac e della Beat Generation, dei primi lavori di Andy Wharol, gli anni del jazz e della nascita del rock’n roll, gli anni del film Il Selvaggio con Marlon Brando e di Gioventù Bruciata, con James Dean, del quale Pollock ripete il destino di morte, schiantandosi in auto, ubriaco, nell'agosto del 1956.

La stessa vita privata di Pollock sembra un film (ed è diventata infatti un film, nel 2000, con Ed Harris, regista e interprete). Su quell’auto finita contro un albero si trovavano la sua amante, Ruth Kligman, di diciotto anni più giovane, e un’altra ragazza, Edith Metzger, che perse la vita nell’incidente, mentre Ruth si salvò. Ma Pollock era sposato con Lee Krasner, più vecchia di lui di quattro anni, anche lei promettente pittrice, la cui attività rimase per lo più in ombra, preferendo lei dedicare tutte le energie a promuovere il geniale quanto ruvido marito e accompagnandolo negli incontri più importanti, tra cui quello con Peggy Guggenheim, che portò i quadri di Pollock a Venezia.

Ma giustamente, proprio per trasmettere la temperie culturale dell’epoca, la mostra milanese non presenta solo Pollock. Accanto a lui, Willem de Kooning, Barnett Newman, Mark Rothko e poi Franz Kline, David Smith, Hedda Sterne, Clyfford Still e Bradley Walker Tomlin, tutti esponenti del gruppo dei cosiddetti “Irascibili”, così definiti dall'Herald Tribune, quando, nel maggio 1950, protestarono vivacemente con una lettera per essere stati esclusi da una mostra del Metropolitan Museum di New York, accusato di non dare sostegno e visibilità all'arte d’avanguardia. Il gruppo acquistò notorietà soprattutto grazie a una foto di Nina Leen pubblicata dalla rivista Life. La didascalia recitava: “Questi artisti diffidano del museo, da quando il suo direttore li ha paragonati a ‘pellicani dal petto piatto che si pavoneggiano nel mezzo di incolte terre intellettuali’.

Sessant’anni più tardi, le opere di questi “pellicani” sono esposti nei più grandi musei del mondo e valgono milioni di dollari. Ma la loro “irascibilità”, la ribellione, l’inquietudine che li pervadeva, tutto questo resta senza prezzo, ed è la fonte della struggente nostalgia che la mostra (bellissima) comunica a noi che la vediamo oggi.

Pollock e gli Irascibili – Milano, Palazzo Reale,  fino al 16 febbraio 2014.

T witter @eli_grandi

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