Candid camera

27 Settembre Set 2013 1521 27 settembre 2013

Abbondio Napolitano e l’Italia di Don Rodrighetto

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“Ebbene, signor Presidente, questa decadenza non s’ha da fare!” E’ un’Italia manzoniana questa del 2013, con i Bravi che strepitano e minacciano, per conto del loro padrone, di svuotare il Parlamento. Al posto di Lucia, c’è l’intero paese, di cui il nostro Don Rodrighetto si è incapricciato e al quale non intende rinunciare, e non perché gli piaccia davvero (“E’ un paese di merda”, dichiarò una volta), ma perché ne va del suo onore personale di signorotto brianzolo.

Al posto di Don Abbondio, ecco Giorgio Napolitano, dal quale si pretende che eviti a Rodrigo il voto per la decadenza in Senato, mettendogli sotto il naso, anziché le pistole, le lettere di dimissioni di un centinaio di pdiellini, come tanti Filistei pronti al suicidio politico per salvare il loro capo.

Un ipotetico colloquio tra Napolitano ed Epifani, potrebbe svolgersi proprio come quello dei Promessi Sposi tra Don Abbondio e Renzo Tramaglino, ansioso di capire perché non potesse più sposare Lucia:

“Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?”

“Che vuol ch'io sappia d'impedimenti?”

“Error, conditio, votum, cognatio, crimen, cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas, si sis affinis,..”

"Si piglia gioco di me?" interruppe il giovine. "Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?" »

Anche il Manzoni (come Nanni Moretti), aveva già previsto tutto e raccontò, nel 1827, un’Italia di due secoli prima, sapendo che sarebbe rimasta uguale anche due secoli dopo, comprese, ci attendiamo a breve, le sommosse contro i fornai che imboscano la farina per il pane.

Nel ruolo dei Bravi, gente come Brunetta, la Santanché e l’ex presidente del Senato Schifani. L’avvocato Ghedini come Azzeccagarbugli e le orge del bunga-bunga come le feste nel palazzo di Don Rodrigo.

Lucia, siamo tutti noi. E non ci resta che sperare nella peste nera.

Twitter@eli_grandi

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