Candid camera

15 Ottobre Ott 2013 1354 15 ottobre 2013

Come si dice “orgasmo” in danese?

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Il regista danese Lars Von Trier, cacciato con ignominia nel 2011 dal Festival di Cannes per aver dichiarato, in una memorabile quanto disastrosa conferenza stampa, “Capisco Hitler, mi sta simpatico”, perché “Israele è un dito nel culo”, sta di nuovo facendo parlare di sé attraverso le morbose anticipazioni sul suo prossimo film, dal titolo, che più morboso non si può, “Nymphomaniac”.

Se il regista sembra punire se stesso per le incaute affermazioni filonaziste, mostrandosi nel sito del film con un cerotto sulla bocca, la produzione si dà però un gran daffare, manovrando una colossale macchina di marketing, che sta rendendo “attesissima” la nuova opera del controverso Von Trier.

Il quale, come abbiamo im

parato dalla sua filmografia pregressa, vede la donna come una figura cristologica, votata per destino metafisico a prendere su di sé il male e il dolore del mondo, espiandolo nella propria stessa carne. E infatti il nuovo film comincia con la protagonista, Charlotte Gainsburg (musa del regista danese, al terzo film con lui), pesta e sanguinante in un oscuro vicolo. Soccorsa da un uomo anziano e solo, che la porta a casa e le medica le ferite, lei ricambia il favore raccontandogli la storia della sua vita sessuale dall’infanzia alla maturità, attraverso gli otto episodi che compongono il film.

Una storia molto lunga, si parla di sette ore, forse cinque, più probabilmente tre, suddivise in due pellicole separate, una sulla giovinezza e l’altra sulla vita adulta della sedicente ninfomane, e forse anche in due versioni diverse: una “hard” per i festival e una “soft” per i cinema, con tagli alle scene di sesso che sarebbero - sempre secondo i rumors messi in giro dalla produzione – il risultato di veri accoppiamenti tra gli attori e non ipocrita finzione cinematografica.

La campagna di marketing che accompagna il film ha già sfornato numerosi elementi di attrazione. In primo luogo la locandina del film, con un bellissimo ed essenziale segno grafico che rimanda alla forma del sesso femminile. Poi, un sito web e una pagina facebook, dove vengono postati via via dei micro trailer, uno per ogni capitolo del racconto (a oggi ne sono usciti quattro e non suscitano un gran desiderio di vedere il resto). Ogni clip video è accompagnata da un testo che dovrebbe suggerire la “filosofia” dell’autore sulla materia. Per esempio: “L’amore è solo lussuria, con aggiunta di gelosia”. “La giovane Joe incontra forze che penetrano le sue difese blindate”. “Joe si confronta con le spiacevoli conseguenze di essere una ninfomane. Dopo tutto, non si può fare una frittata senza rompere le uova” Ma forse è il quarto trailer che meglio ci riporta alla poetica di Von Trier, con le parole “Delirio. Confusione. Delusione. Allucinazione”. La solita allegria, insomma.

Il colpo di genio del marketing sono però i 14 manifesti con le foto degli attori del cast (alcuni dei quali molto famosi, come Uma Thurman, Shia Labeouf e la stessa Ginsbourg) ritratti nel momento dell’orgasmo, che hanno guadagnato al film una colossale visibilità, rimbalzando sui media di tutto il mondo e invadendo il web. Le foto sono belle, niente da dire, ma alcune risultano del tutto simili a quelle dei cadaveri all’obitorio, con l’espressione del viso fermata nel momento del trapasso. Niente di strano, certo, si sa quello è un momento di sospensione sull’aldilà, uno sporgersi oltre i confini della carne per poi rientrarvi con la beatitudine del sorriso.

Ma questa esposizione di orgasmi, veri o finti che siano (veri, veri, assicura la produzione del film), sono quanto di più osceno si possa mettere in scena. E non perché sia scabroso il contenuto, ma perché è sempre osceno asservire i momenti più profondi e preziosi dell’esperienza umana a fini di propaganda o di commercio. L’oscenita, non per caso, è stata una delle cifre distintive del nazismo. E forse Lars Von Trier - anche se vincerà la palma d’oro a Cannes, come già tutti prevedono - è soprattutto “un dito nel culo” del cinema contemporaneo.

Twitter @eli_grandi

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