Candid camera

31 Ottobre Ott 2013 1730 31 ottobre 2013

Allons putains de la patrie

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Parafrasando Winston Churchill, secondo il quale “gli italiani vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra”, si potrebbe dire che i Francesi, quando si tratta di diritti e libertà, affrontano ogni battaglia come se fosse la Rivoluzione del 1789.

A cominciare dal fatto che si muovono per primi gli intellettuali, sentendosi tutti epigoni di Diderot, Voltaire e D’Alembert, impegnati a spazzare via il pregiudizio e l’oscurantismo per fare spazio alla libertà e alla ragione. O, come in questo caso, al sacrosanto diritto di farsi una scopata, ancorché a pagamento, senza incorrere nelle sanzioni punitive, che la deputata socialista Maud Olivier vorrebbe infliggere ai clienti delle prostitute (1.500 euro di multa, il doppio in caso di recidiva).

Ed ecco arrivare il manifesto dei 343 intellettuali (giornalisti, scrittori, compreso, tra gli altri, l’avvocato del più esperto nella materia, Dominique Strauss-Kahn), intitolato “Touche pas à ma pute!” (giù le mani dalla mia puttana), che inizia con la frase: “In materia di prostituzione noi siamo credenti, praticanti o agnostici”.

E così il discorso prende da subito un coté religioso, o quanto meno ideologico. Il concetto è che non importa se i firmatari dell’appello, presi singolarmente, vadano o meno a puttane, l’essenziale è che non venga minacciata la libertà di andarci, senza che questa pratica venga equiparata tout-court a un comportamento da frustrati, perversi o psicopatici.

La presunta battaglia femminista sarebbe in realtà, per questi Illuministi della marchetta, una repressione bella e buona dei diritti fondamentali dell’uomo francese. E anche delle stesse lavoratrici del settore, che infatti sono scese in piazza per rivendicare con fierezza la loro professione, rispedendo al mittente i propositi di redenzione e salvezza delle femministe socialiste.

Voler abolire la prostituzione è come voler abolire la pioggia”, ha twittato lo scrittore e regista Nicolas Bedos, uno dei firmatari del Manifesto. Gli ha fatto eco Basile de Koch: “Questa non è una petizione per la prostituzione, ma per la libertà”. Già, perché “Noi amiamo la libertà, la letteratura e la privacy”, recita l’appello “E quando lo stato si occupa della nostra vita sessuale, tutte e tre le cose sono in pericolo”.


Insomma, un’operazione mediatica ben cucinata, che si richiama esplicitamente alla battaglia delle 343 donne francesi, che nel 1971 si autodenunciarono su Le Nouvel Observateur per aver abortito. Ma «le 343 sgualdrine chiedevano di disporre del proprio corpo, mentre i 343 mascalzoni vogliono disporre del corpo degli altri», ha commentato indignata la ministra per i Diritti delle Donne Najat Vallaud-Belkacem.

Tanto mascalzoni, comunque, questi sedicenti “maiali” non sembrano. A dispetto dei toni rivoluzionari, in definitiva chiedono soltanto di continuare a consumare un sesso sbrigativo e privo di pendenze sentimentali, come avviene peraltro anche tra persone qualunque, né meretrici né clienti.

Per adesso, il manifesto dei 343 “salauds” (maiali), a favore della libera prostituzione, porta sedici firme. La vera notizia sarà scoprire se in Francia vi siano almeno 343 persone che possano essere definite intellettuali. Perché le puttane esisteranno sempre, ma di intellettuali questo mondo non sa più che farsene.

Twitter @eli_grandi

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