Candid camera

13 Novembre Nov 2013 2141 13 novembre 2013

Sdraiati e Sdraiate. Cronache della peggio gioventù

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Per uno di quegli imprevedibili ma frequenti cortocircuiti che a volte l’informazione genera, nel suo affastellare le notizie così come arrivano, è capitato, negli ultimi giorni di leggere in contemporanea, sui giornali, due serie di reportage paralleli sui giovani e giovanissimi che abitano nel nostro Paese.

Su un versante, la rincorsa di resoconti di cronaca e commenti psicosociali sulle due “baby prostitute” dei Parioli (anche se forse non erano proprio i Parioli e le due ragazze non erano poi tanto baby), una vicenda che ha procurato alle due pulzelle una tale notorietà, che non ci stupiremmo di vederle a breve scritturate come Veline o Letterine o Parioline, insomma avviate a una luminosa carriera di soubrette televisive, grazie al pepe aggiunto a piene mani da tutti i media alla loro insulsaggine giovanile.

L’altro ritratto della peggio gioventù è quello che emerge da “Gli sdraiati” (Feltrinelli), libro appena uscito di Michele Serra, che osserva e annota con minuziosa cura e abbondante perplessità, l’esistenza da plantigrado del suo oblomoviano rampollo dalla personalità impenetrabile, votato alla religione generazionale della sciatteria, degli auricolari fissi e di un universo interamente touchable, governabile con l’uso dei pollici. Tutto, rigorosamente in posizione orizzontale, dal divano al letto e viceversa, senza nessun compito eroico da assolvere nel mondo, lui come tutti (giovani e non).

Sdraiati gli uni e sdraiate le altre, insomma, e non tanto dissimili le due categorie, se è vero che le ragazze romane (posso dirlo? simpaticissime) venivano rimproverate dal presunto sfruttatore perché battevano la fiacca e perdevano qualche appuntamento. “Senti – le scrive il caporale Nunzio Pizzagalla che figura nella vicenda come sfruttatore - non so se per te è un gioco, ma oggi ti dovevi fare una persona, forse due… mentre tu stavi a dormire loro ti hanno chiamato ed è saltato tutto”. E in questo “tu stavi a dormire” c’è lo stesso Zeitgeist del figlio indivanato di Serra, uguale a tutti i nostri figli, anche loro con i loro calzini seminati sul pavimento e mai raccolti, gli asciugamani che ammuffiscono nel bagno e la capacità di ignorare odori e sporcizie che per noi richiederebbero l’intervento dell’ufficio di igiene.

Lolita di Stanley Kubrick



Una delle ragazzine romane descrive se stessa in un sms cominciando dalle misure fisiche (la quinta di reggiseno è l’informazione chiave per i cliente), per poi aggiungere : “sono una ragazza normalissima, solare e allegra, mi piace uscire e andare a ballare”. Normalissima. Cioè scazzata come quasi tutti i coetanei, anche nel fare quello che fa insieme all’amica, la quale ammette candidamente: “volevo soldi per comprarmi abiti e scarpe griffati”. Normalissima, come quando dice alla madre “Non rompermi il cazzo” e alzi la mano chi non ha almeno pensato la stessa farse, a 16 anni, o magari l'ha pronunciata con rabbia dopo aver attaccato il telefono.

Nel frattempo, grazie all'amplificazione mediatica, se per caso qualche uomo ne fosse stato ancora all'oscuro, ora conosce tariffari e siti per contattare lo sterminato esercito di puttane che affolla le nostre città, mentre un sacco di altre ragazze si è fatta un’idea del reddito potenziale derivante da questa attività, che non richiede apertura di partita iva o altre formalità giuridiche e fiscali. Se fossimo in Francia, il tutto avrebbe persino un coté culturale, dopo la pubblicazione del manifesto degli intellettuali Touche pas à ma pute! (non toccate la mia puttana), per difendere il diritto dei maschi di frequentare le prostitute senza incorrere in sanzioni.

La differenza qui, certo, è l’età. Ma quando un cliente chiede un trattamento di favore rispetto ai 250 euro richiesti, e Serena scherza: "Solo perché sei tu, 249 e 99", noi ci chiediamo quanti anni abbia veramente questa ragazza, così ironica e sveglia e, ancorché sdraiata, forse meno sdraiata di tante altre. E adesso, speriamo, pronta a rialzarsi per sempre.

Twitter @eli_grandi

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