Candid camera

18 Novembre Nov 2013 1542 18 novembre 2013

E’ Masterpiece o Masterfreak? Lo show dei casi umani

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Si capisce subito, dagli stacchi nervosi della regia (le carrellate sui tre giurati, le inquadrature dei corridoi, la scelta di sfocare i volti dei candidati) che a Masterpiece, “il primo talent show al mondo per scrittori”, di scrittura ce ne sarà poco o niente. D’altra parte, come la mostri la scrittura in tv?, soprattutto la scrittura impacciata e sgraziata degli esordienti, chè se si trattasse di leggere e commentare Tolstoj, c’è sempre un Baricco che lo può fare e l’ha già fatto.

Ma l’argomento di Masterpiece non è la scrittura, bensì l’aspirante scrittore, il personaggio, il caso umano, che viene anzitutto punito (a prescindere) per la propria presunzione: gettato in un girone di interrogatori che neanche a Un giorno in pretura, deve esibire brandelli della propria sciagurata biografia e spiegare perché l’ha fatto, di riempire le pagine di un presunto romanzo e candidarlo alla pubblicazione. Hai davvero qualcosa da dire? Sei davvero capace di raccontarlo? O sei qui solo per vanità? Credi davvero che chiunque possa aspirare al titolo di “Scrittore” che i tre giurati si sono eroicamente conquistati a colpi di copie vendute?

Così comincia la sfilata-massacro dei candidati, un mix tra la seduta di psicoanalisi e la confessione in un commissariato di polizia, mentre i tre giurati figurano come Parche onnipotenti che potranno farti proseguire il cammino oppure tagliare il filo delle tue speranze e ricacciarti per sempre nell’oblio dell’anonimato. Ma siamo in tv, quello che conta è lo show dei casi umani.

E allora ecco il depresso ex psichiatrico con barba anarchica, che pure mostra uno degli stigmi della creatività (“faccio poco sesso, ma lo immagino molto). Ecco l’operaia incazzata che, come un personaggio ottocentesco, se non avesse scritto il suo romanzo forse avrebbe dato fuoco alla fabbrica. L’ex galeotto che ha capito che “la prigione è uno stato mentale”. L’ex anoressica (sosia della piddina Alessandra Moretti), che ce l’ha fatta a superare il disturbo alimentare, salvo tradurlo in una nuova nevrosi che consiste nell’alternare il pianto e il riso, senza espressioni intermedie. E ancora, il maratoneta maremmano che non pratica sesso e l’emulo di John Fante che, senza niente di meglio per distinguersi, ha almeno un nome assurdo, Lilith, come la dea infera della mitologia antica.

Insomma, Masterpiece si ribalta subito in un Masterfreak, dove quello che conta è la diversità o l’assurdità dei candidati, e infatti su Twitter parte immediatamente la previsione sui prossimi arrivi: la ninfomane, il barbone, l'alcolista, il tranviere cocainomane, la escort pentita, il trans, il prete spretato il femminicida seriale, e via twittando.

Ma i più freak di tutti sono i tre giurati, scrittori appiattiti nel ruolo di personaggi televisivi, che subito mettono in scena il loro gioco delle parti: critico ma bonario il magistrato De Cataldo, curiosa e protettiva ma puntuta Taiye Selasi, severo e a tratti furibondo Andrea De Carlo, che straccia i fogli dei candidati, definendoli “miserabili”, proprio come fanno certi professori quando vogliono spaventare gli alunni.

E infatti, pur con gli stacchi di regia e i viaggi in ascensore con Elisabetta Sgarbi, e la gita fuori porta alla balera, sembra proprio di essere a scuola, con i professori in cattedra e gli studenti maltrattati, ma umiliati gli uni e gli altri da un format imbarazzante. Alla fine, tutti bocciati tranne uno, senza che si sia capito davvero dove stavano meriti e demeriti.

Resta lo show, con le derive di gossip che ne verranno. L’unica suspense interessante è quella sulla love story che immancabilmente scoppierà tra la panterosa Taiye e uno dei due maschi in campo. Vincerà De Carlo o De Cataldo? Speriamo solo che nessuno poi ci scriva sopra un romanzo.

Twitter @eli_grandi

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