Candid camera

11 Dicembre Dic 2013 1231 11 dicembre 2013

Quando la politica è niente, vince il “nientalista”

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Premessa: questo non è un articolo contro Matteo Renzi, che è senz'altro un giovanotto brillante e simpatico, come certi ragazzi vivaci e chiacchierini che s’incontrano sul treno e c’è sempre una signora anziana seduta accanto, che commenta “ma che bella gioventù”. Non è un articolo contro Matteo Renzi, perché sarebbe stupido esprimersi contro la persona che oltre due milioni di italiani hanno appena incoronato a rappresentare una forte richiesta… di cosa? Siamo proprio sicuri che in ballo ci sia il famoso “cambiamento” che il sindaco di Firenze dovrebbe indurre nel sistema? Qualcosa di più, intendo, di un ricambio generazionale, peraltro sacrosanto, e che dovrebbe essere fisiologico, ma che in Italia è bloccato da troppo tempo?

Qualcosa Renzi farà, non c’è dubbio, a cominciare dal dare la sveglia alle sette del mattino al baldanzoso board di 35enni che formano la nuova segreteria del Pd. Ma la parabola del Matteo nazionale e il suo successo eclatante sono interessanti in sé, in quanto approdo di un processo di nientificazione della politica, cominciato molto tempo fa con l’affermazione di Berlusconi, e che ora va a compimento anche a sinistra, rendendo più nitido il paesaggio.

Se la celebre canzone di Giorgio GaberDestra-Sinistra” (in un album significativamente intitolato “La mia generazione ha perso”) già nel 2001 ridicolizzava gli stereotipi culturali che ci fanno identificare con l’una o l’altra parte dello schieramento politico, abbiamo però dovuto arrivare fino a oggi per leggere, nel commento del direttore de La Stampa, Mario Calabresi, che con la vittoria di Renzi "sono finiti gli anni Settanta”. Anche se poi, nell’argomentare, Calabresi si riferisce agli ultimi vent’anni, quelli della sinistra divenuta casta, immobilizzata dentro i suoi dibattiti, chiusa in difesa di se stessa, cieca e sorda davanti alla vita reale delle persone e della società, incapace di un vero slancio propositivo verso il nuovo.

Renzi sarebbe ora, perciò, il grimaldello che scardina la finestra bloccata e fa entrare aria fresca nei Palazzi della politica. Ma è la politica stessa che, nel frattempo, è diventata irriconoscibile, e se può essere vero che la chiave della “lotta di classe” in stile anni Settanta non sia più spendibile nel mondo globalizzato del XXI secolo, è pur vero che i più grandi movimenti di protesta degli ultimi anni si ispirano al fatto che l’1 per cento detiene la ricchezza del pianeta, mentre il 99 per cento arranca nella povertà o nell'impoverimento.

In altri termini, la situazione è tale che la vittoria di Renzi ha all'incirca lo stesso peso del successo di un nuovo personaggio televisivo o di un nuovo serial tv prodotto da bravi autori per continuare a distrarre la gente dall'effettivo disastro epocale che ci trascina e davanti al quale la politica è del tutto impotente.

Maurizio Crozza, nella sua spietata imitazione, definisce Renzi il “nientalista”, uno che manipola il pubblico con frasi che non significano niente ma fanno sognare. Quelli che non credono più ai sogni, prendono in mano i forconi e fanno azioni convulse e insensate, per bloccare il traffico e i commerci. Ma oggi il premier Letta ci rassicura: la recessione è finita, siamo a crescita zero. Libiam nei lieti calici.

Twitter @eli_grandi

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