Candid camera

17 Dicembre Dic 2013 0000 17 dicembre 2013

Blue Jasmine siamo noi

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Perché è così bello Blue Jasmine, il film di Woody Allen nelle sale in questi giorni? Non solo perché è una commedia perfetta, con un contrappunto quasi musicale tra la vicenda narrata e i gustosi flashback; non solo per la superlativa bravura di Cate Blanchette, che riesce a esprimere tutte le sfumature del proprio tracollo socio-esistenziale; è bello soprattutto perché questo tracollo della protagonista, elegante signora della upperclassnewyorchese, è quello di un’intera classe sociale, di un mondo fatato costruito su fondamenta di avidità e truffa, dove spregiudicati broker finanziari si arricchiscono con i soldi degli altri.

Ma Jasmine, lei non ha colpe. Si è trovata a vivere in quell’empireo di attici affacciati su Central Park, tra abiti firmati e gioielli, solo in grazia di un buon matrimonio, dal quale ha ricavato un’identità personale tutta esteriore e fasulla, ma in ogni caso irrinunciabile.

La distanza tra lei e la sorella, cassiera in un supermercato di San Francisco, è uguale a quella tra una aristocratica e una popolana prima della Rivoluzione Francese, e Jasmine, come una Maria Antonietta post-moderna potrebbe benissimo esclamare “Il popolo non ha pane? Dategli dello Xanax e del Vodka Martini”.

Costretta dalle circostanze a scendere nei bassifondi della vita reale, ha attacchi di panico in cui le manca il respiro, non sa lavorare e non sopporta di farlo, è una meravigliosa inetta non per mancanza di intelligenza, ma perché tutte le sue energie psichiche sono dedicate all’autoconservazione di quella identità con la quale lei stessa coincide (un falso sé, direbbe l’analista). D’altra parte, non ha vissuto nell’alta società per altro merito se non perché “aveva un Dna migliore”, le ricorda la sorella sfigata, un Dna da perfetta ariana: alta, magra, bionda, occhi azzurri, eleganza del passo e del gesto.

I poveri cristi tra i quali si ritrova a vivere sono vestiti male, hanno brutte case, scopano molto, bevono birra, sono rumorosi e non controllano i propri sentimenti. Ma loro, sembra dire Woody Allen, se la caveranno. Mentre il “sistema Jasmine”, una volta decaduto, non riesce più a trovare una strada e perde letteralmente la testa. Jasmine siamo noi. E infatti sempre più spesso sentiamo che ci manca il respiro.

Twitter @eli_grandi

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