Candid camera

31 Gennaio Gen 2014 1950 31 gennaio 2014

I Grillini scatenati e la Repubblica del pompino

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Come il celebre cetriolo del ministro Tvemonti di Corrado Guzzanti, anche il pompino (com’è logico) vola basso e (ancora più logico) va di bocca in bocca. Partito come un razzo da un palco romano, quando l’altra Guzzanti (Sabina) lo gettò addosso alle donne del centrodestra (e fu poi condannata dal tribunale a risarcire per diffamazione la parlamentare Mara Carfagna), ecco che ora il pompino viene brandito dai Grillini scatenati alla Camera e lanciato come insulto alle donne del centrosinistra, compiendo così, con il tocco di linguaggio (o di lingua) che mancava, la completa omologazione della segreteria di Renzi alla stagione di Berlusconi.

Paolo Becchi, filosofo vicino al M5s.

Infine, inevitabilmente, il pompino approda in tv all’ora di cena, sia come notizia di cronaca nei tg, sia negli approfondimenti, come è toccato ieri nella trasmissione “Otto e Mezzo” al professore genovese 5 stelle Paolo Becchi, che subito, a domanda della Gruber, respinge il tema “(Belin), son mica venuto qui a parlare di pompini”. Eh no, caro Becchi, ormai è chiaro che chi di pompino ferisce, di pompino perisce.

Massimo De Rosa, deputato del M5s.

E chissà se il deputato Massimo De Rosa (che poi ha chiarito: “non mi riferivo solo alle parlamentari del centrosinistra, ma anche a quelle del centrodestra”), chissà se non esprimesse, con quell’insulto, anche una certa invidia per gli immaginari commerci sessuali dei corrotti partiti delle larghe intese, mentre le sue colleghe grilline sembrano piuttosto delle signorine Rottermaier, più portate all’assalto dei banchi di Montecitorio che alla fellatio.

Il pompino torna così prepotentemente sulla scena politica quale piccante sigillo alla fase delle “profonde sintonie” sulla legge elettorale, nonché su decreti legge che il Movimento 5 Stelle considera veri e propri attentati alla Costituzione, perpetrati da partiti abbarbicati al potere e incapaci di opporsi all’ingiustizia, forse perché troppo impegnati, appunto, a scambiarsi favori (non solo sessuali). Il pompino quale perfetto emblema, insomma, della corruzione di una Repubblica divenuta Basso Impero, con l’imperatore Napolitano in trono a manovrare dietro le quinte le sue tresche politiche (almeno non erotiche, si suppone, neppure per i Grillini).

Ma l’insulto alle donne è sempre il segno della miseria di chi offende, prima di chi subisce l’ingiuria. E in questo caso è anche l’effetto del ricambio generazionale che ha portato in Parlamento, nel centrosinistra, donne tanto giovani e belle da oscurare anche le più desiderate (ancorché vituperate) del centrodestra. Il vecchio, semmai, è proprio il grillino De Rosa, con la sua battuta da caserma, quando forse neppure nelle caserme si fanno più battute del genere.

Quando si accusano le donne di far carriera grazie alle concessioni sessuali, penso sempre alla bellissima e tormentata poetessa americana Anne Sexton, della quale era nota la sua relazione intima con il proprio psicoanalista. “Va bene andare a letto con lui – la rimproverava un’amica – ma addirittura pagargli le sedute…” Lei era un’artista, solo pochi potevano capire.

Twitter @eli_grandi

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