Candid camera

2 Aprile Apr 2014 1357 02 aprile 2014

Ceronetti e lo "special need" che non finisce mai

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Tutti a intenerirsi, solo pochi giorni fa, assistendo, a “Che tempo che fa”, alla presentazione del film “The Special Need”, la tanto innocente quanto picaresca avventura di tre amici che cercano in giro per l’Europa una donna per Enea, il disabile del gruppo, affetto da una forma di autismo, desideroso, più di ogni cosa al mondo, di fare l’amore.

Ma se Guido Ceronetti, dalle pagine di Repubblica, leva un dolente canto sulla (negata) sessualità senile, invocando ierodule post-moderne che leniscano “la barbarie medica, politica, sociale”, quellache condanna gli anziani, e poi i vecchi, alla frustrazione, causa “persistenza del desiderio, madre d’infinite disperazioni”, ecco la risposta – secca e tranchant – della acuminata penna di Natalia Aspesi sempre su Repubblica: “La maschilità è zuccona, smemorata, fragile ed egoista (…) Non è di una donna che queste persone hanno bisogno ma di un contenitore che accolga senza orrore lo sfacelo del loro corpo”.

Eppure, l’implorazione ceronettiana è molto di più della richiesta di “un contenitore”. Rimanda a un tempo antico in cui la sessualità era talmente connessa al sacro, che si andava al tempio per congiungersi carnalmente con donne, che erano al tempo stesso prostitute e sacerdotesse, incarnazioni della divinità femminile, attraverso cui fare esperienza del divino. Il corpo della sacerdotessa era metaforicamente ma anche letteralmente una via di accesso al rapporto con gli dei, perché per i pagani le donne erano naturalmente in contatto con il divino, mentre l'uomo, da solo, non poteva attingerlo. Le ierodule del tempio erano riverite anche come guaritrici dei malati. Si supponeva che le loro secrezioni avessero virtù medicinali.

Non deve stupire, perciò, che le antiche prostitute avessero spesso un alto stato sociale e fossero riverite per la loro istruzione. L’imperatrice Teodora, moglie di Giustiniano, iniziò la sua carriera come prostituta del tempio. Sant’Elena, madre di Costantino, era una prostituta, prima di diventare una imperatrice-santa. Prostitute erano anche le quattro antenate femminili di Gesù citate nella genealogia di Matteo: Tamara, Rahab, Ruth e Betsabea (Erri De Luca ci ha scritto il libro “Le Sante dello scandalo”).

Il Cristianesimo ribaltò integralmente quella sapienza antica, che considerava la donna come mediatrice col sacro, facendone invece un monopolio maschile e bruciando sul rogo, nei secoli peggiori, migliaia di femmine accusate di intrattenere rapporti col demonio.

Tutte epoche, comunque, in cui non si poneva affatto il tema della sessualità senile, considerando la breve durata della vita media, mentre oggi viviamo tra schiere di ottuagenari che – a leggere l’ottantasettenne Ceronetti – non dimenticano il desiderio e ancora vorrebbero provare “l’estasi nirvanica di pochi attimi” tra le gambe di una donna.

“La vecchiaia è la più inattesa tra tutte le cose che possono capitare a un uomo” scrisse Tolstoj, e senza il dramma del corpo che invecchia ma continua a desiderare, non esisterebbero i migliori romanzi di Philip Roth, che implacabilmente dichiara (in Everyman): “La vecchiaia non è una battaglia, la vecchiaia è un massacro”.

TheSpecial Need”, insomma, non finisce mai. Ma è un “need”, appunto, non un diritto e neppure un servizio sociale. Nei casi migliori, può essere letteratura. E neppure così, pare, si riesce a soddisfarlo.

Twitter @eli_grandi

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