Candid camera

17 Aprile Apr 2014 1648 17 aprile 2014

Renzi-Nuvolari nel Paese delle Meraviglie

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«Chi pensa e si esprime con originalità, forza, vivacità, entusiasmo, chiarezza, semplicità, agilità e sintesi. Chi odia i ruderi, il professoralismo, l’accademismo, l’imitazione del passato, le lungaggini e le meticolosità».

Il ritratto del renziano perfetto? No, dell’artista futurista, secondo Tommaso Marinetti, che così ne scrisse un secolo fa, poco tempo dopo la pubblicazione del celebre Manifesto (1909), che elencava in undici punti la nuova filosofia di quella che allora appariva la modernità.

Noi affermiamo che la magnificenza dei mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità” recita il punto 4, e sembra di cogliere un’eco familiare, che accomuna il linguaggio di allora con quello esibito dal giovane e rampante premier fiorentino.

'La velocità – scrive Marinetti nel 1916 - avendo per essenza la sintesi intuitiva di tutte le forze in movimento è naturalmente pura. La lentezza, avendo per essenza l'analisi razionale di tutte le stanchezze in riposo, è naturalmente immonda.'

Il futurismo individuò nella velocità il parametro estetico fondamentale del nuovo secolo: “… noi canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta”.

Un secolo dopo, la velocità si è smaterializzata, è diventata simultanea circolazione virtuale delle informazioni, è accorciamento di ogni distanza, ubiquità di ciascuno sul globo, grazie a un semplice smartphone e da categoria estetica ora è diventata, con l’avvento di Matteo Renzi, una categoria politica, il parametro numero uno dell’azione del premier.

Renzi va veloce. Renzi dice che bisogna accelerare. Renzi non sta fermo. Renzi va di corsa. Perché la velocità è necessaria a dare la scossa a un paese immobile, ma anche perché è la sua salvezza: se lasciasse tempo ai detrattori e ai conservatori di organizzare le loro controffensive a difesa del sistema, sarebbe sconfitto. Non solo. La velocità è anche un tema potente di comunicazione politica che rimanda all’energia giovanile in un paese di vecchi, alla competizione in un paese di ferraristi, al decisionismo in un paese dalla classe politica bolsa e autoriferita, impaludata nella melma dell’immobilismo.

Renzi appare così come il Tazio Nuvolari della politica italiana, quello che corre per vincere a qualunque condizione, quello che nel 1924, sul circuito del Tigullio, a pochi chilometri dall’arrivo perde una ruota e finisce in un fosso, ma aiutato dagli spettatori rimette insieme la macchina e conquista per primo il traguardo, guidando con una chiave inglese al posto del volante. Quello che “Corre se piove, corre dentro al sole / Tre più tre per lui fa sempre sette”, come cantava Lucio Dalla.

“Perdiamo tempo, mentre il mondo chiede velocità doppia” ha dichiarato Renzi qualche giorno fa. Proprio come disse la Regina ad Alice nel paese delle meraviglie: “Per restare fermo dovrai correre. Se invece vorrai andare avanti, dovrai correre a una velocità almeno doppia”. Noi nel Paese delle Meraviglie abbiamo Maurizio Crozza, che a Renzi ha già da tempo tagliato la testa.

Twitter: @eli_grandi

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