Candid camera

29 Maggio Mag 2014 1227 29 maggio 2014

Bambini congolesi, imparate la prima regola della vita

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Nel festoso arrivo dei bambini congolesi, che sono scensi da un aereo di Stato per ricongiungersi alle loro famiglie adottive, non colpisce tanto lo show della ministra Boschi treccine-bionde, fata turchina del Pd, Barbie umanitaria e via ironizzando. Il fatto è che non si possono guardare quelle scene, senza che il pensiero vada all’istante ai bambini africani che arrivano sui barconi, quelli che ce la fanno, s’intende, senza finire inabissati nelle acque del Mediterraneo, perché la bagnarola affonda tra le onde. E quando arrivano sulle nostre coste, sono stremati e sporchi, con i vestiti stracciati, senza lo zainetto colorato sulle spalle con i pastelli per disegnare e la merendina kinder. Hanno occhi spalancati di paura, si aggrappano alle madri come cuccioli di animali spaesati, i più fortunati dormono di quel sonno pacificatore e magico che è solo dell’infanzia, quello che ti porta lontano e ti protegge da tutto.

Sia chiaro, la tortuosa vicenda delle adozioni in Congo si è conclusa nel migliore dei modi e ora trentuno piccoli africani orfani avranno una famiglia e diventeranno cittadini italiani a pieno diritto. Sono trentuno principini fortunati che accedono al benessere occidentale dalla porta principale. Ma come non pensare, al tempo stesso, alle migliaia di altri che invece arrivano in Europa come pollicini straccioni, ormai sempre più spesso imbarcati senza neppure i genitori, perché il loro stato di orfani dà maggiore garanzia che il paese di approdo dovrà occuparsi di loro?

Non sono tutti ugualmente bambini, questi e quelli? E perché quelli che trovano i genitori ad attenderli a Ciampino ci commuovono, mentre quelli che sbarcano a Lampedusa o a Porto Empedocle li guardiamo distrattamente nei servizi dei Tg e ce ne dimentichiamo all’istante?

Così, i piccoli congolesi adottati - e pure quelli clandestini salvati nella notte dalla Guardia Costiera - impareranno la prima regola della società occidentale: quello che conta nella vita, in primo luogo, è di chi sei figlio. Perché essere tutti figli di Dio non è mai stato una garanzia di niente.

Twitter @eli_grandi

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