Candid camera

12 Giugno Giu 2014 1552 12 giugno 2014

L’abito della Parodi e il vestitismo renziano

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Ce lo ricorderemo l’abito da pic-nic-Michelle Obama style, indossato da Cristina Parodi, in veste (è il caso di dire) di raggiante consorte del nuovo sindaco di Bergamo, Giorgio Gori.

Ce lo ricorderemo perché è un’immagine icastica del renzismo nascente, così come il celebre video del ’94, con il Cavaliere che parlava direttamente agli italiani (“L’Italia è il paese che amo”), sancì l’inizio del berlusconismo, con un politico che non era un politico e con la calza di nylon sulla telecamera che rendeva la pelle del viso distesa e uniforme.

Quello berlusconiano è stato un ventennio di travestitismo: un imprenditore senza scrupoli travestito da statista, circondato da faccendieri travestiti da parlamentari, per finire con le cene eleganti, in cui le aspiranti soubrettine assoldate si travestivano da infermiera e da suora, e qualcuna ci rimediava pure una poltrona nel consiglio regionale.

La generazione renziana ripudia il travestitismo e propugna un nuovo vestitismo, uno stile ggiovane, capace di passare con nonchalance dal casual all’elegante e dove l’abito non conta per il suo prezzo (solo 60 euro è costato quello della Parodi, acquistato su e-Bay), ma per il suo significato mediatico. Come i lilla e gli azzurri della ministra single Boschi, indossati sopra un tacco 12 mai volgare. Come certe mise strascicate e snob della Madia. Come la frangetta da ciellina della Serracchiani, lo stile atletico-sportivo della Mosca, il portamento marziale della Pinotti.

Ma la Parodi va oltre. Perché lei, che ha dichiarato in un’intervista a Repubblica di avere sempre votato in passato per il centro-destra, è una neo-renziana, proprio come i tanti che hanno determinato il formidabile successo elettorale del Pd.

La Parodi è un prototipo di questa categoria socio-antropologica dei “convertiti”, quelli che hanno abbandonato l’imbolsito e ormai impresentabile Silvio, per specchiarsi nel nuovo premier, alla guida di una nuova sinistra, che non solo non aborre i narcisismi personali, ma anzi ne fa la leva di un consenso politico senza precedenti, con il vento nei capelli, il giubbotto di Fonzie e l’abito-tovaglia della signora Gori, che si autoproclama così first lady bergamasca, in un crescendo di visibilità internazionale dell’Italia.

L’unica che stona, in questo restyling collettivo, è la povera Agnese Landini, la moglie di Renzi, la prof di Pontassieve che proprio non buca lo schermo, con i suoi abitucci giusti ma insulsi e l’espressione fissa da “che ci faccio qui?”. Al premier occorre una compagna, pubblica o clandestina, adatta al ruolo e allo zeitgeist del momento. Saremo comari, ma già la sentiamo arrivare…

Twitter @eli_grandi

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