Candid camera

6 Agosto Ago 2014 1128 06 agosto 2014

Mi chiamo Bond. Claudio Scajola Bond

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Ma come? Avevamo in casa un personaggio alla Ian Fleming, alla John Le Carré, e non ce n’eravamo accorti. Claudio Scajola, detto “Sciaboletta”, imperiese doc, democristiano e forzitaliota di lungo corso, che ha navigato sulla scena politica fino al naufragio provocato dalla casa fronte Colosseo compratagli “a sua insaputa”, è riemerso infine nella sua metamorfosi più riuscita: quella di un personaggio da spy-story in salsa ligure, con puntate nel jet-set della vicina Montecarlo.

Già, perché l’attempato ex ministro degli Interni si dimostra molto più sfaccettato di un banale uomo in andropausa, sbroccato per una sventola bionda che lo utilizzava come autista su e giù per la riviera. No, lui era quello che poteva aiutarla a far fuggire il latitante marito da Dubai al Libano, manovrando governi e servizi segreti mediorientali.

Già si capisce che Sciaboletta ha una sensibilità narrativa talmente spiccata, da farsi lui stesso personaggio dell’intreccio, e non solo per sedurre l’agognata preda femminile (di tale bellezza, peraltro, da poter aspirare a un cameo in un film di James Bond). Oggi, sappiamo che quella di Scajola non era una deriva senile, un patetico e tardivo tentativo di romanzare la propria esistenza. E’ invece una vocazione antica e schietta, che da trent’anni lo spinge a raccogliere, classificare e archiviare informazioni (su chi e su cosa lo scoprirà a breve la magistratura calabrese), nascondendo i dossier sia cartacei che digitali in anfratti dei muri di casa sua, dentro nicchie celate da stampe, quadri e armadietti. Un patrimonio da spendere nei modi più diversi, forse per fare pressioni su personaggi influenti o addirittura per ricattare qualcuno, oppure utile soltanto a dare un po’ di brivido spionistico all’annoiato ras della provincia di Imperia, nelle assolate giornate trascorse nella sua villa vista mare.

In ogni caso, qui c’è un talento pieno di gustose contraddizioni. Lui che raccoglieva informazioni su tutto e tutti, non si era accorto di essere divenuto proprietario di una casa con vista sul Colosseo. Né si raccapezzava dei tira e molla della bionda signora monegasca, che un po’ lo lasciava avvicinare e un po’ lo rimetteva a distanza, mentre accettava regali da altri supporter benestanti, come Francesco Caltagirone Bellavista.

Ma Scajola non si fa mettere nel sacco, è un agente addestrato. Davanti ai magistrati che lo hanno interrogato, ha negato ogni accusa, dichiarando “Non ho mai fatto affari con nessuno, perché non ne sono capace”. Un’ammissione talmente candida, da far sospettare che l’uomo stia parlando in codice. Se solo gli scappasse un accenno alle banane, potrebbe degnamente aspirare alla presidenza della Federcalcio, e ritornare in auge, tra intrighi e segrete guerre di potere.

Twitter @eli_grandi