Candid camera

29 Settembre Set 2014 1203 29 settembre 2014

“Italy in three days”. Un weekend da incubo

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Primo giorno da sposi per George Clooney e Amal Alamuddin.

Italy in a day”, il film realizzato da Gabriele Salvatores assemblando 44 mila video-frattaglie girate dagli italiani sabato 26 ottobre 2013, offre uno spaccato del Paese come una summa di format televisivi: un po’ Grande Fratello, un po’ Chi l’ha visto, un po’ Paperissima, un po’ servizi sul campo da talk show. Moltissime scene di vita privata - risvegli del mattino, nascite, anziani accuditi con dolcezza, giovani perplessi, adulti stropicciati - in una piccola lezione di cinema, dove si dimostra come una colonna sonora ben scelta e un montaggio ben costruito possano a trasformare un pulviscolo di immagini scollegate in una poltiglia bevibile, ancorché non corroborante.

Ma facciamo un salto e arriviamo a oggi, rimescolando nel frullatore gli ultimi tre giorni, per avere uno spaccato dell’Italia un anno dopo.

Al primo posto, in questo “Italy in three days”, non c’è un italiano, ma l’americano George Clooney, che ha preso in ostaggio un’intera nazione con le sue nozze glamourosissime nella laguna veneziana. E va bene che la wonderful couple viene già data come futura inquilina della Casa Bianca in veste di Kennedy del ventunesimo secolo - e perciò questo matrimonio si inscrive nella Storia con la S maiuscola già mentre avviene - ma l’effetto incantesimo è fin troppo eccessivo, tanto da far pensare a un’unione tra antiche divinità dell’Olimpo.

E se il Clooney Wedding sarà ricordato anche per la meravigliosa cornice veneziana e la sontuosità alberghiera Made in Italy (mentre la presenza di Veltroni forse non lascerà il segno), la vera creatività italiana la ritroviamo nell’aver battezzato “Protocollo Farfalla” l’accordo tra servizi segreti e mafiosi detenuti al 41 bis per ottenere informazioni in cambio di denaro. Il documento è all’esame della Procura di Palermo e forse il suo nome così leggiadro rimanda alla nota teoria del caos, opportunamente modificata: “Può, il batter d'ali di una farfalla a Palermo, provocare un tornado a Roma?”. Pare di sì.

Nello stretto giro del weekend, il tornado arriva da Diego Della Valle, lo scarparo furioso che non si fida più di nessuno e, in versione unchained, propone di sostituirsi ai politici inconsistenti scelti dal parolaio Renzi, per prendere in mano lui stesso la guida del paese e rimetterlo in marcia con le scarpe giuste. Una tentazione che risale alla notte dei tempi, se già i latini usavano il motto “Sutor ne ultra crepidam” (calzolaio, non andare oltre le scarpe) per consigliare a qualcuno di non spingersi fuori dai confini delle proprie competenze.

Unchained pure il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che dopo aver assaggiato il frutto proibito del consenso elettorale, oppone un secco “me ne fotto” alla sentenza della magistratura che lo condanna per abuso d’ufficio nell’inchiesta “Why Not”, e in base alla legge Severino dovrebbe dimettersi da sindaco. Why?, chiede lui adesso, e risponde “never”, non me ne andrò affatto.

Per finire, un premier caricatissimo, a dispetto del jet lag, appena rientrato dagli Stati Uniti si precipita nello studio di Chetempochefa per dilagare davanti a Fabio Fazio con la sua incessante propaganda anti gufi e anti mummie del sindacato e della sinistra polverosa e stantia, quella che si tiene aggrappata al totem dell’articolo 18, senza capire che gli imprenditori sono brave persone, mica sfruttatori di lavoro da epoca della rivoluzione industriale. Anche perché di industria ne rimane poca, e quella che avevamo se n’è andata in America a comprare la Chrysler. Ma lui, Matteo, la preferisce così e preferisce – a domanda di Fazio – non intervenire affatto nelle vicende della RAI, evitando ogni interferenza politica su uomini e palinsesti. A patto che la Rai continui a invitarlo in tv una sera sì e l’altra pure.

Solo tre giorni di Italia, gettati nel frullatore dei media. Sorseggiare lentamente e tenersi a portata del bagno più vicino.

@eli_grandi