Candid camera

25 Novembre Nov 2014 1839 25 novembre 2014

Barbara D’Urso e la colonna infame

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Il gorilla ritrovato dopo 23 anni.

La caduta di Bono dalla bicicletta.

Il tatuaggio a cipolla sotto l’ascella.

La faccia da pirla di Hollande mentre balla con una polinesiana.

L’incontro ravvicinato tra lo squalo e il pescatore, o il surfista, o il subacqueo impavido.

Il pesce degli abissi mai visto prima.

Il matrimonio sul cocchio di Cenerentola

Il bacio che rafforza il sistema immunitario.

Lo stress che si combatte tagliando verdure

La doppia spunta blu di Whatsapp.

Sono solo alcuni titoli, spigolati dai maggiori quotidiani on line negli ultimi giorni. Appena un bicchierino di titoli, riempito a caso da una sorgente che zampilla senza sosta sulla sezione destra del monitor, dove vengono esibite a getto continuo stranezze di ogni tipo per attirare lettori nel tendone virtuale degli orrori e delle meraviglie.

Sdoganata anche da Michele Serra, nella sua Amaca del 16 novembre scorso - “mi considero un esemplare tipico dello Spettatore Globale: sui siti clicco le peggiori pirlate” – la “colonna infame” dell’informazione online non ci risparmia nulla, generando spesso i più alti numeri di clic, like e retweet, che garantiscono l’atteso ritorno di visibilità agli scaltri investitori pubblicitari, i quali proprio lì vogliono mettere i propri annunci.

Niente paura. Non si intende imbastire qui un pippone moraleggiante sul declino del giornalismo e sulla degenerazione dei media, ma chiedere sommessamente al presidente dell’Ordine dei giornalisti, Enzo Jacopino, se - dopo aver denunciato Barbara D’Urso per esercizio abusivo della professione giornalistica - non voglia denunciare anche i direttori dei grandi giornali per esercizio abusivo dell’entertainment, della stronzata quotidiana, delle “notizie farlocche”, come quelle che nutrono i monologhi settimanali della acclamata Littizzetto.

Barbara D’Urso “spettacolarizza il dolore”, tuona Jacopino nel suo j’accuse. Fa interviste senza avere la patente deontologica del professionista, un po’ come il falso dentista che cura carie e cava molari senza la laurea in odontoiatria. Non lo sa Jacopino che il business televisivo si fonda sugli indici di ascolto? Quante volte abbiamo visto giornalisti dei tg sguazzare tra lacrime e singhiozzi porgendo il microfono per chiedere “pensa che potrà perdonare l’assassino?”. Forse che gli intervistati, della D’Urso come di chiunque altro, non potrebbero rifiutarsi di rispondere alle domande, evitare di comparire in tv, sfuggire alla smania collettiva di visibilità personale? O magari la conduttrice di Mediaset dovrebbe essere denunciata per circonvenzione di incapace?

Quale deontologia si può difendere, quando per giorni, su tutti i siti d’informazione del mondo, siamo inciampati nel poderoso culo di Kim Kardashian che regge una coppa di champagne? Qualunque altra notizia, al confronto, sembrava un brodino insipido per il nonno malato. Ma anche il nonno, di nascosto, guardava il culo di Kim.

@eli_grandi