Candid camera

13 Gennaio Gen 2015 1220 13 gennaio 2015

Parigi, la strage e il cinema

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E’ stato già osservato quanto l’assalto terroristico di Parigi con la sua coda di inseguimenti, assedi e sparatorie, sia stato anche una colossale rappresentazione narrativa, che tutti abbiamo seguito col fiato sospeso nelle dirette televisive. A dramma (momentaneamente) concluso, non si può non notare quanti riferimenti cinematografici fossero effettivamente contenuti negli eventi cui abbiamo assistito.

L’irruzione nella redazione di Charlie Hebdo richiama in modo incredibile tutta la sequenza iniziale de “I tre giorni del condor” di Sidney Pollack. Anche là, un commando di uomini armati vestiti di nero irrompe negli uffici di un gruppo di persone inermi, anonimi ricercatori per conto della CIA, occupati a scartabellare romanzi e saggi scritti in giro per il mondo, per rintracciare eventuali scenari geopolitici inquietanti. La mattanza è fredda e spietata e l’unico superstite è il “Condor”, un eccezionale Robert Redford, che era uscito proprio pochi minuti prima dell’assalto per andare a comprare panini per tutti i colleghi. Anche nel caso della redazione parigina, uno dei redattori si è salvato perché arrivato tardi alla riunione, trattenuto altrove da qualcuno, che ora sarà diventato, presumibilmente, il suo migliore amico.

Da notare che il film, del 1975, è un atto d’accusa su pezzi deviati della CIA, ma al centro del plot ci sono già i paesi arabi e la questione del petrolio.

I due terroristi islamici che sbagliano indirizzo, dimenticano il documento sull’auto e rischiano di seminare una scarpa sulla strada sono “Prendi i soldi e scappa” di Woody Allen, due pasticcioni che alternano una grottesca goffaggine alla spietata crudeltà nel freddare il poliziotto già ferito sul marciapiede.

E ancora, le conversazioni telefoniche con i giornalisti durante l’assedio della polizia fanno molto “Quel pomeriggio di un giorno da cani” di Sidney Lumet e altri film analoghi, dove i media entrano direttamente nella vicenda in cerca di scoop e diventano veicoli delle motivazioni dei criminali.

Il dipendente della tipografia che rimane per molte ore chiuso in uno scatolone all’insaputa dei due fratelli terroristi, ignari di avere un ostaggio, non ricorda forse “Inside Man” di Spike Lee? Nel film era un rapinatore di banca che rimaneva nascosto nel caveau e si rendeva invisibile, mentre i suoi complici uscivano confusi tra gli ostaggi in modo da non poter essere identificati.

La sortita finale dei due terroristi dalla tipografia, infine, è assolutamente “Butch Cassidy”, la corsa dei due banditi – Redford e Newman – ormai accerchiati dai gendarmi boliviani, che si lanciano fuori dal casale in cui erano asserragliati, sparando all’impazzata e facendosi uccidere.

Chissà se gli autori della strage parigina - che hanno ucciso giornalisti, vignettisti e semplici clienti di un supermercato – avevano negli occhi le scene di questi film americani. Noi, però, il loro orrendo film avremmo preferito proprio non vederlo.

Twitter @eli_grandi