Candid camera

2 Febbraio Feb 2015 1545 02 febbraio 2015

A quando le magliette JeSuisStraussKahn?

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Ha Dominique Strauss-Kahnaiutato, o favorito, o protetto, o ricavato profitto dalla prostituzione altrui”? E quanto dovrà sentenziare il tribunale di Lille, nel processo intentato all’ex presidente del Fondo Monetario Internazionale, protagonista nel 2011 di uno scandalo di risonanza mondiale, per avere stuprato una cameriera del Sofitel di New York.

Tecnicamente, l’accusa è quella di “prossenetismo”, ossia di aver favorito o approfittato della prostituzione altrui, insomma quello che in italiano chiameremmo fare il ruffiano o il lenone o, con espressione più antiquata e garbata il “paraninfo”.

“Un articolo del codice penale vecchio di 25 anni, che non ha più senso nella società di oggi, con i costumi attuali” ha dichiarato René Kojfer, l’amico imprenditore accusato di reclutare le ragazze per le orge di Strauss-Kahn. Che sarebbero state, le orge, almeno diciassette, nei quattro anni trascorsi tra Washington e New York, mentre presiedeva appunto il FMI.

Orge realisticamente rappresentate nel docu-film di Abel FerraraWelcome to New York”, un titolo che suggerisce come le abitudini sessuali di un uomo potente siano condivise da molti altri nella città della Grande Mela, dove le escort si arricchiscono andando a letto con clienti danarosi, a cominciare dai broker di Wall Street.

Nel film, costruito intorno a un DSK imbolsito e flaccido interpretato da Gérard Depardieu, le orge si svolgono in camere d’albergo in penombra, affollate non da donne ma da corpi di donne, proprio come nel racconto delle due escort che si sono costituite parte civile al processo di Lille. Donne al servizio del “re della festa”, il pagatore e “utilizzatore finale”, secondo la definizione dell’avvocato di Silvio Berlusconi, alle prese con analoghe accuse per le notti di Arcore e per le feste di Palazzo Grazioli.

Con la differenza sostanziale che Berlusconi, ancorché ammaccato dalla condanna per evasione fiscale, è ancora presente sulla scena politica italiana, mentre Strauss-Kahn ha dovuto rinunciare del tutto a una carriera che lo avrebbe portato a candidarsi alla Presidenza della Repubblica francese.

Ecco perché viene da chiedersi che senso abbia un processo di questo tipo nella medesima nazione, la cui capitale ha ospitato, fino a pochi giorni fa, ben due mostre sul Marchese De Sade: una al Musée d’Orsaydedicata alla sua influenza sulle opere di pittori come Goya, Géricault, Ingres, Rodin e Picasso e presentata con un video molto forte, in cui corpi nudi si intrecciano a simulare una colossale orgia; l’altra al “Musée des Lettres et Manuscrits” sempre a Parigi, intitolata “Sade - Marquis de l'ombre, prince des Lumières”, che raccoglieva i libri e i manoscritti del celebre libertino, incluse “Le 120 giornate di Sodoma”, che De Sade compose durante la prigionia alla Bastiglia.

L'opera del "Divino Marchese" - spiegava la curatrice della mostra al Musée d’Orsay -rimette radicalmente in discussione i concetti di limite, proporzione ed eccesso, nonché le nozioni di bellezza, bruttezza, sublime e l'immagine stessa del corpo. Egli libera definitivamente lo sguardo da ogni presupposto religioso, ideologico, morale e sociale”. “Definitivamente”, si badi. Ma siamo proprio sicuri?

La stessa Francia che si è mobilitata in massa per difendere la libertà di espressione di un settimanale satirico che sbeffeggia le grandi religioni del mondo, ora mette sotto processo un uomo certamente sgradevole e maialesco come Strauss-Kahn, accusandolo di avere pagato delle puttane sapendo che fossero tali.

Nel suo romanzo “La macchia umana”, Philip Roth ambienta la vicenda del professor Coleman nel periodo dello scandalo Lewinsky, quando Clinton era presidente in carica degli Stati Uniti d’America: era «l’estate in cui il segreto di Bill Clinton venne a galla in ogni suo minimo e mortificante dettaglio, l’estate di un’orgia colossale di bacchettoneria, un’orgia di purezza nella quale al terrorismo subentrò, come dire, il pompinismo, e un maschio e giovanile presidente di mezza età e un’impiegata ventunenne impulsiva e innamorata, comportandosi nell’Ufficio Ovale come due adolescenti in un parcheggio, ravvivarono la più antica passione collettiva americana, storicamente forse il suo piacere più sleale e sovversivo: l’estasi dell’ipocrisia».

Veramente la Francia, capace di esaltare il libertinismo del settecentesco Divino Marchese, due secoli dopo vuole condannare a dieci anni di galera un presunto prosseneta - ormai tagliato fuori da ogni carriera pubblica - che ingaggiava escort per le sue nottate di sesso, senza nemmeno assegnare loro, il giorno dopo, un appartamento tutto pagato al quartiere Olgettina di Milano?

Ci aspettiamo di vedere al più presto in giro per Parigi le magliette “JeSuisStraussKahn”, o non crederemo più ai valori della Rivoluzione Francese. Parbleu.

Twitter @eli_grandi