Candid camera

11 Marzo Mar 2015 1148 11 marzo 2015

Provateci voi a vivere una vita da Lapo

  • ...

Voi che ridete, voi che sbeffeggiate, voi che twittate battute e sarcasmi, provate voi a vivere una vita come quella di Lapo Elkann. Una personalità multipla, sottoposta a uno sforzo incessante di trasformismo, che neanche il mitico Brachetti gli starebbe dietro. Lapo che si veste come un deficiente e viene continuamente nominato nella lista degli uomini meglio vestiti del mondo. Lapo dandy. Lapo che fa la gavetta come operaio in fabbrica. Lapo che fa la gavetta come assistente di Henry Kissinger a Washington. Lapo tatuato. Lapo sgrammaticato, perché è cresciuto imparando tre lingue insieme. Lapo fidanzato. Lapo sfidanzato. Lapo intervistato. Lapo abusato a 13 anni dai Gesuiti. Lapo figlio. Lapo fratello. Lapo nipote. Lapo con le scarpe zebrate. Lapo con gli occhiali azzurri, gialli, arancioni fosforescenti. Lapo senza occhiali. Lapo creativo. Lapo imprenditore. Lapo cinquecentista (nel senso della Fiat 500). Lapo ferrarista. Lapo sfanculato da Signorini che lo fotografa in montagna e titola “Lo Spazzaneve”. Lapo che parcheggia la macchina sui binari del tram a Milano, ecchecazzo, cos’è ‘sto tram, io non l’ho mai preso in vita mia…

Capite bene che entrare e uscire vorticosamente da queste personalità, tutte regolarmente paparazzate e pubblicate sui media, sfiancherebbe chiunque. E allora come non comprendere il suo dramma, se una sera, appesi nell’armadio tutti questi travestimenti, viene ritrovato in una strada alla periferia di Milano, con addosso una semplice tuta e con la mente annebbiata, come un Lapo 2 prigioniero, che sia riuscito a evadere dal suo aguzzino Lapo1 per godere di un’ora d’aria in libertà.

Ma l’aria è difficile da respirare, se non sei abituato. La devi un po’ arricchire di qualche sostanza, alcool o cocaina, altrimenti potrebbe ucciderti. E se qualcuno ti raccoglie e ti accoglie, magari tu pensi che sia per affetto vero, di quelle amicizie che nascono così, nelle strade, tra gli emarginati e i clochard che non ti chiedono il curriculum per dividere una sigaretta. Ma qui Lapo è come il burattino Pinocchio che incontra il Gatto e la Volpe e poi un Mangiafuoco fotografo dei vip e tutti insieme organizzano il ricatto. Lui paga, perché nella vita ha sempre pagato tutto e forse pensa di comprare amicizia o almeno complicità. Ma poi rinsavisce e li fa arrestare.

Più volte, ripercorrendo la storia della famiglia Agnelli, è stato tirato in ballo Shakespeare. Perché la dinastia è stata tanto benedetta dalla fortuna, quanto funestata da tragedie dolorosissime, sempre assorbite con esemplare contegno. In un plot shakespeariano, Lapo avrebbe un ruolo di prim’ordine, tanto che se non esistesse bisognerebbe inventarlo. Perché ci conforta vedere la sua vita sgangherata da miliardario, che continuamente fugge da se stesso, e continuamente torna indietro, per riprendere il suo tourbillon di apparizioni. Fino a che non avrà di nuovo voglia di scappare, di provare a essere un barbone qualunque, di rimettersi ancora e sempre nei guai.

Twitter @eli_grandi