Candid camera

1 Luglio Lug 2015 1557 01 luglio 2015

Dallo stalking al ghosting, l’amore fa soffrire

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Basta trovare un termine americano azzeccato e due divi di Hollywood che ne incarnano il senso, ed ecco che l’usata pratica del “mollare” una persona con cui si stava insieme, diventa un trend giornalistico, un comportamento contemporaneo da esplorare e sondaggiare, incrociandolo ovviamente coi nuovi strumenti tecnologici, che sembrerebbero renderci tutti reperibili, ma possono anche aiutarci, all’opposto, a sottrarci a una relazione, senza lasciare traccia.

Il “ghosting”, il dileguarsi in silenzio per divenire un puro fantasma per l’altro, assurge oggi a trend delle relazioni amorose, grazie al trattamento che la fascinosa Charlize Theron avrebbe riservato all’ormai ex amante Sean Penn. Dopo tante tenerezze e sorrisi e abbracci esibiti sui red carpet dei festival cinematografici del mondo, pare che Charlize, di bellezza già di suo eterea, si sia volatilizzata dalla vita del tenebroso Sean, semplicemente smettendo di rispondere a messaggi e telefonate. Puf, svanita, dissolta. Senza neppure i proverbiali “tanti saluti”.

Un privilegio da veri amanti, si potrebbe osservare, giacché quando la rottura riguarda un matrimonio, la faccenda è assai più complicata, imponendo la presenza di avvocati e tribunali e, per i divi del cinema, anche degli uffici stampa, vedi l’odierno divorzio annunciato tra Ben Affleck e Jennifer Garner, “una delle coppie più solide e affiatate del cinema”, come si chiosa in questi casi.

Il “ghosting” sarebbe così l’esatta antitesi dello “stalking”: anziché tormentarmi con la tua insistente richiesta di contatto e di possesso, mi tormenti con la tua fuga, con la sparizione, con la sospensione indefinita – e probabilmente infinita - della tua presenza, su cui, fino a poco fa, potevo contare. In entrambi i casi, l’amore prende un forte sapore di morte: lo “stalker” mi vorrebbe uccidere per possedermi; il “ghoster” simula il proprio suicidio a me, divenendo uno spettro col quale non posso più interloquire.

E’ talemente "nuovo" questo “trend” che Roland Barthes, nei “Frammenti di un discorso amoroso” (anno 1977), gli dedica analisi estremamente sofisticate. Più elegantemente, il filosofo francese definisce il fenomeno con il termine inglese “fading”: “Prova dolorosa nella quale l’essere amato sembra sottrarsi a qualunque contatto, senza neppure rivolgere questa indifferenza enigmatica contro l’amante, o pronunciarla a beneficio di chiunque altro, sia questo il mondo o un rivale (…) Non sono distrutto, ma lasciato là, come un rifiuto. La gelosia fa soffrire meno, perché l’altro continua a essere vivo. Nel fading, invece, l’altro sembra perdere ogni desiderio: egli è preda della Notte”. E ancora: “Il fading dell’altro è nella sua voce. Niente di più straziante che una voce amata e stanca: voce estenuata, rarefatta, esangue, che va a inabissarsi in remotissime acque fredde: essa sta per scomparire, così come l’essere amato sta per morire…”

Eppure, è proprio l’assenza dell’amato a generare la creatività dell’amante-scrittore, costretto ad articolare il vuoto con un ritmo, ad aprirsi al linguaggio, ad affabulare sulla mancanza, sulla nostalgia, sul desiderio. Tutte cose passate di moda, sembrerebbe, anche se la doppia spunta di Whatsapp, quella che conferma l’avvenuta lettura del nostro messaggio, avrebbe dato lo spunto a Barthes per ulteriori profonde elucubrazioni sulla sofferenza amorosa di colui/colei che non riceve risposta (“eppure l’ha letto, forse ore è impegnato, mi risponderà più tardi, no, non risponderà mai, non mi ama più, l’avevo già capito…”).

Le disavventure sentimentali dei divi, come quelle delle divinità dell’Olimpo greco, fanno notizia, tessono mitologie contemporanee nella forma di articoli giornalistici e sondaggi. L’amore, invece, spiega Roland Barthes,“cade fuori del tempo interessante; nessun significato storico, polemico, può essergli dato; in questo sta la sua oscenità. L’amore è osceno proprio perché mette la sentimentalità al posto della sessualità”. Come dicevano le nostre nonne, insomma, l’amore fa soffrire, e ciascuno ne soffre in solitudine. Se poi vi innamorate di un giornalista, peggio ancora: vi lascerà come si getta nel cestino un inutile comunicato stampa. E neppure un trafiletto in cronaca se vi tagliate le vene per lui.

Twitter @eli_grandi