Candid camera

27 Agosto Ago 2015 1429 27 agosto 2015

Ucci ucci, sento odor di lacrimucci

  • ...

Allo sfoglio mattutino del mio quotidiano sull’Ipad, già sapevo cosa avrei trovato oggi: un pazzo che uccide i colleghi in Virginia filmando il delitto, lo spettacolo sconvolgente dei profughi siriani che si addentrano a piedi nel cuore dell’Europa superando barriere di filo spinato, altri migranti morti soffocati in un barcone, la penosa alleanza di Matteo Salvini con Berlusconi, il dramma dei braccianti sfruttati nei campi di pomodori al Sud e qualche altro spaccato di questa contemporaneità complicata e cruda che non va mai in vacanza, neppure ad agosto.

Tutto quello che ho letto mi ha suscitato la giornaliera dose di inquietudine, preoccupazione e disagio. Ma una sola cosa mi ha fatto veramente paura, costringendomi a fermarmi sulla pagina, per osservare bene ciò che vedevo.

Era l’immagine di una ragazza esile e scialba, con i capelli in disordine che le coprono in parte il viso, una gonna rosa smunto rubata forse dall’armadio di una nonna defunta. La giovane donna ha un’espressione sbandata, depressa, come se fosse sotto l’effetto di psicofarmaci, o in crisi di astinenza da sostanze stupefacenti. O forse è appena stata stuprata, o mollata da un fidanzato tossico quanto lei. Potrebbe anche essere stata licenziata dal lavoro, se fosse plausibile che una tale sciroccata abbia un qualche tipo di impiego. La ragazza è per strada, dietro di lei si vedono figure di passanti uomini, uno sembra voltarsi a osservarla, pensando le stesse cose che penso io. Cazzo, potreste aiutarla, offrirle un caffè, accompagnarla al pronto soccorso, tenerle il braccio mentre attraversa la strada…

Ma lei non si guarda intorno, non si accorge di nulla, non vede nessuno. Tiene gli occhi bassi e stringe al petto una borsa dal fondo grigio su cui spiccano dei gerani in fiore e da cui pende una catena in metallo. La borsa è di Gucci e tutta l’immagine fa parte della campagna pubblicitaria autunno-inverno della prestigiosa casa di moda.

Ed è una delle meno deprimenti, perché ce n’è un’altra in cui la ragazza con la borsa è sdraiata sulla sabbia di una spiaggia e sembra proprio un cadavere ripescato nella livida luce di un’alba autunnale, che se l’inquadratura si allargasse, si vedrebbero gli agenti della polizia scientifica che fanno i rilievi del caso. Ma lei, la salma, stringe la sua borsa come se avesse pagato con la vita un tentativo di scippo. Meglio morta, che senza la mia borsa di Gucci.

Sono anni, d’accordo, che le campagne delle griffe della moda cercano di attirare la nostra attenzione con immagini assurde, dagli allestimenti scenografici tipo bordello postmoderno, a una gioventù stordita dalla sessualità liquida e incerta, alle femmine pantere e altre amenità chic & choc. Ma la depressa grave che vaga per strada e il cadavere sulla spiaggia stretto alla sua borsetta, a mia memoria non si erano ancora viste. E se la moda precorre i tempi e fiuta lo spirito del tempo (oggi ben più dell’arte), ci si chiede quali tristi scenari stiano per spalancarsi di qui a breve. Quanti antidepressivi dovremo ingurgitare per reggere l’ansia e il disagio di un mondo senza bussola, tra decapitazioni, esodi biblici e crimini postati su Twitter. Per cominciare, si potrebbe forse smettere di leggere i giornali. E magari anche di comprare borse inutili e brutte.

@eli_grandi